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Brigate farmaciste e Nuclei armati per il 740
di Marcello Veneziani

Un commando di farmacisti, imbot­titi di esplosivi e medicinali scadu­ti, si è fatto esplodere davanti a Palazzo Chigi al passaggio dell’auto del premier Monti

Un commando di farmacisti, imbottiti di esplosivi e medicinali scaduti, si è fatto esplodere davanti a Palazzo Chigi al passaggio dell’auto del premier Monti.

Erano esaltati, avevano ingerito allucinogeni e Buscopan in dosi esagerate. Un manipolo di notai, dopo aver rogitato fino a notte tarda, ha imbracciato mitra e kalashnikov e ha assaltato il Parlamento, sparando all’impazzata colpi mortali e visure catastali.

Alcuni membri del governo sono stati identificati dai notai che dopo aver loro ipotecato casa ed espropriato i fondi patrimoniali, hanno eseguito sul posto la condanna capitale, non prima di aver estorto il testamento per i restanti beni. Una gang di gioiellieri armati col passamontagna, ridotti sul lastrico , secondo le dichiarazioni dei redditi, ha dato l’assalto a un vagone portavalori, trucidando le guardie giurate al grido di «I gioielli per la vita, i gioiellieri per la morte ».

Una banda di ingegneri- edili, elettronici e idraulici - ha fatto saltare il ponte Cavour per paralizzare il traffico; poi saliti sui tetti di Piazza Colonna hanno lanciato mattoni sui passanti in auto blu.

Un nucleo di terroristi commercialisti ha preso in ostaggio il ministro Passera e lo sta torturando con chiodi roventi e il 740... Non è uno scenario di pura fantasia, ma è la protesta che suggerisce il governo: se le categorie liberalizzate si fanno sentire duramente, come i tassisti o facendo pressing come i petrolieri, vengono ascoltate. Altrimenti no. Così i liberi professionisti sono passati alla lotta armata.

Il Giornale
19 gennaio 2012

euro

Crisi, la guerra civile delle destre in Europa
Marcello Veneziani

I grandi Paesi sono retti da compagini popolari e conservatrici, eppure si combattono. E in Italia c'è al potere una destra economica sostenuta da una sinistra ideologica

Mai l’Europa è stata così politicamente omogenea e mai è stata così sull’orlo di sfasciarsi. Forse è la prima volta nella breve storia dell’Unione europea che i Paesi leader d’Europa, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, la Spagna e fino a ieri l’Italia, sono tutti guidati da governi moderati, di centro destra, con leader e partiti popolari, gollisti e conservatori.

E così gran parte degli altri Paesi europei. Ma per la malattia dell’euro e per contendersi l’egemonia è esplosa la guerra civile della destra europea. Il quadro riassuntivo odierno è il seguente: francesi contro, inglesi fuori, tedeschi sopra, italiani sotto. Ovvero Nicolas Sarkozy il gollista attacca l’Italia di Silvio Berlusconi e poi si scontra con David Cameron il conservatore. Angela Merkel cristiano-democratica, padroneggia sull’Europa e compila con Sarkozy la pagella dei buoni e dei cattivi, considerando Mario Monti una specie di commissario coloniale. E Cameron sbatte la porta e riscopre la vocazione isolana della Gran Bretagna. E sono tutti di centro destra, magari militano nello stesso partito europeo, spagnoli inclusi.

La scena è paradossale per la sua schizofrenia: una settimana fanno a gara a minacciare espulsioni dall’Euro, e quella seguente fanno a gara a frenare gli scontenti che se ne vogliono andare. Benvenuti in Neuropa, reparto neurologico dell’Unione europea. Anche il governo Monti può definirsi, per usare le categorie del Novecento, espressione della destra economica, che da alcuni decenni è l’alleato preferito della sinistra ideologica. La destra economica è forse quanto di più lontano ci sia dalla destra politica, sociale e tradizionale.

Veniva ai tempi del marxismo definita destra perché liberista ed espressione dei ricchi e dei poteri finanziari e capitalistici. Veniva vituperata come destra per la sua scarsa sensibilità verso le fasce più deboli e verso la legittimazione popolare, preferendo gli esperti (i tecnici, i professori) agli eletti per via democratica. Un tempo la tecnocrazia era considerata la criptodestra.

La destra economica a livello europeo si identifica con il potere delle banche e si allinea alle agenzie di rating. La sinistra invece, come la regina d’Inghilterra, regna ma non governa, ovvero costituisce lo sfondo culturale e ideologico dell’Europa: guida l’informazione, veicola le parole d’ordine, fornisce i codici linguistici e i manuali di political correctness. Ma oggi non governa neanche uno dei Paesi leader dell’Europa.

Sinistra ideologica e destra economica insieme fecero fuori in Italia il governo Berlusconi. Ed è penoso vedere ora il tifo della sinistra per le sanguinose manovre della destra economica. L’alibi è preoccuparsi delle fasce più povere della popolazione. Ma questo, se pure fosse vero, significa non curarsi del popolo italiano ma solo di una minoranza, certo da tutelare, ma che ammonta grosso modo al 15 per cento della popolazione. L’ottanta per cento degli italiani sono invece la piccola e piccolissima borghesia, ovvero quel gigantesco ceto medio che chiamo cetaceo per la sua enormità, che ha ingoiato nel suo ventre il proletariato venuto dalle campagne e dalle fabbriche e una vasta quota di borghesia declassata. Sono loro, i proprietari di case, per dirla con un’immagine complessiva, i più tartassati. A loro la sinistra ideologica non pensa. E sulla casa, l’unico contentino che offre è chiedere l’estensione dell’Ici alla Chiesa... Il dramma però è che tra l’eurosinistra ideologica e l’eurodestra economica, manca l’europolitica, ovvero chi pensa davvero la politica in chiave europea. E le destre europee, anzi i centro destra diversamente nominati in Europa, non riescono ancora a pensare in prospettiva europea, sicché picchiano con lo spread le nazioni rivali e poi si inginocchiano alle Borse e alle agenzie, che sono gli ayatollah delle società occidentali.

Le nazioni insorgono contro l’Europa e l’assetto artificioso che la unisce. Ma non si trova nessuno che sia capace di sintetizzare la difesa della sovranità popolare, l’identità nazionale e la difesa del diritto pubblico europeo. Ho nostalgia di De Gaulle, nazionalista ed europeo al tempo stesso, che sognò l’Europa delle patrie, mentre oggi abbiamo un’Europa delle patrimoniali. Un’Europa micragnosa. La nuova sintesi europea di inno più bandiera è l’iban. L’Unione europea sta morendo di ciò che la fece nascere: l’euro.

11 dicembre 2011

marcia

La Marcia su Roma per il giorno 8 settembre
Marcello Veneziani

«Se le può interessare , stiamo organizzando la Marcia su Roma per il giorno 8 settembre; ci ritroveremo in mattinata davanti Montecitorio. Il tutto è stato organizzato da alcuni camerati di buona volontà, ed io sarei contento se anche lei possa unirsi a noi, magari pub­blicizzando l’evento con un pezzo su Il Giornale».

Così mi scrive il nuovo duce, Alberto Castagna da Isernia. E io superata l’incredulità iniziale, obbedisco. Castagna fondò qualche anno fa il Partito Fascista Repubblicano e assolto in Cassazione per l’ardita impresa, si sente ora autorizzato a marciare su Roma e asse­diare il Palazzo di mattina, cioè in ora ztl.

Lascio a lui spiegare il senso della Marcia: «Vista l’attuale situazione poli­tica, con un mare di inutili parlamentari sempre pronti al litigio, il sottoscritto si propone di prendere in mano le redi­ni del Paese, abolire il parlamento dando pieni poteri al capo del Governo, istituire di nuovo le camicie nere, inquadrate nella milizia volontaria per la sicurezza nazionale, con il compito di sradicare le mafie sul territorio, di recuperare fatture inevase negli studi di notai, medici, avvocati ecc. anche con l’uso di una sana e costruttiva manganellata in caso di non collaborazione del furbo di turno. Avranno inoltre il compito di pizzicare gli sfaccendati che passano il loro tempo ad oziare nei bar, prelevarli e mandarli a lavorare nei campi, dove la manodopera è molto scarsa».

Italiani, pazientate solo qualche giorno. L’8 settembre usciamo dalla crisi ed entriamo nella farsa, dal vivo.

stellina

Impariamo dalla fata Turchina
di Marcello Veneziani

Se andasse al governo la fata turchina con un golpe di seta e di raso, metterebbe all'incanto il patrimonio statale, dimezzerebbe la corte, allungherebbe la vita lavorativa e poi farebbe una dorata magia

Se andasse al governo la fata turchina con un golpe di seta e di raso, metterebbe all'incanto il patrimonio statale, dimezzerebbe la corte, allungherebbe la vita lavorativa e poi farebbe una dorata magia. Anziché limitarsi al pareggio in bilancio, già con gli enormi beni venduti, raddoppierebbe le entrate necessarie. E metà le userebbe in difesa, per coprire il debito; l'altra metà le userebbe all'attacco, per rilanciare il paese, l'occupazione, le grandi opere. Perché se giochi solo in difesa, pensa la soave fatina, alla fine stai al punto di prima e ricadi nella miseria passata. La gente rattrappisce, la vita si mummifica, il paese si ritira in una risacca di depressione e perde fiducia, non osa il futuro ma si barrica a difendere il passato e i beni che ha, gli uni contro gli altri.

E invece qui si deve aprire il castello, slanciarsi nei prati e non alzare il ponte levatoio né preparare l'olio bollente. La fata turchina, scendendo dalla sua carrozza di zucca condotta da alati cerbiatti, lancerebbe sulla punta stellata della sua magica bacchetta messaggi di oro e di miele: lavoro ai ragazzi, fiducia nel legame sociale, tuteliamo i più deboli e premiamo i migliori, osate l'impresa, mangiate più frutta e sognate la vita. È solo una favola, direte voi che siete già adulti. Ma chissà che le favole a volte non insegnino, come a Pollicino, a ritrovare la strada.

(Ma a Tremonti non dona il velo turchino e la veste di tulle, Bossi sta male da alato cerbiatto e il Cavaliere si farebbe sul posto la leggiadra fatina).

Il Giornale.it 24.8.11

mentana

Il tg dolente di Enrico Settedisgrazie
Marcello Veneziani

«Oggi è una giornata particolare».
Sarò sfortunato ma ogni volta che vedo il tg di Mentana l’incipit è sempre drammatico, e si riferisce sempre a una giornata speciale e funesta.

Dai tempi del bunga bunga ai tempi del borsa borsa, siamo sempre alle soglie di un disastro. Il tono è accorato, lo sguardo corrucciato, le labbra di Mentana sembrano reduci da una forte crisi di pianto dopo aver appreso le brutture della giornata.

Ogni giorno i suoi capelli cedono al grigio con la stessa velocità con cui parla. Mentana incarna il Dolore Nazionale. Per carità, sappiamo bene che stiamo messi male e l’ottimismo è fuori posto.

Però Mentana ti porta sull’orlo della disperazione, ti fa capire che siamo alla frutta e non ci resta che toglierci la vita. Non escludo che Vasco Rossi si sia ridotto in quello stato depressivo perché seguiva La Mentana dolente delle Venti meno meno. Sbaglia però chi sospetta che Mentana voglia affossare Berlusconi spargendo aria cupa da fine impero. No, Mentana lo fa per alzare gli ascolti, abbassando il morale degli spettatori. Il tg ansiogeno di Enrico Settedisgrazie va forte.

Quando lui vanta il menu dei titoli del suo tg, dicendo che abbiamo tanta roba, fresca e scottante, è un gran piazzista di ascolti, dunque un figlio del berlusconismo, ramo sinistri. Non discuto la sua bravura, del resto ho già detto che lo vedo spesso, seppure con la fascia nera al braccio. Però un Paese non può vivere a lungo piegato sul suo cordoglio. Deve liberarsi della sindrome Mentana e andare verso la vita.

Cucù - 8.8.2011

Trasferimento del Trota al sud ?
Marcello Veneziani

cucùIn seguito alle polemiche sul trasferimento dei ministeri al Nord e all’inchiesta sui presunti illeciti per favorire la carriera politica di Renzo Bossi, avrei una controproposta per la Lega: il trasferimento del Trota al Sud.

Per mimetizzarsi nel suo nuovo ambiente, il Trota dovrebbe ribattezzarsi con un nome scelto fra un trittico di pesci terroni: sgombro, pezzogna o spigola, che ha il vantaggio del doppio passaporto perché al Nord si chiama branzino e dunque lui conserverebbe un legame con la Padania.

Sedi indicate per il trasferimento: Napoli, Caserta provincia, Calabria saudita, grandi scuole di vita e malavi­ta. Il decentramento della famiglia Bos­si avrebbe le seguenti utilità: modica quantità dei Bossi distribuita in varie zone d’Italia, come esige il federali­smo; accoglimento della richiesta dei sudisti secessionisti per i quali ci vorrebbe un Bossi al Sud; sradicamento del Trota dall’habitat mefitico che lo ha inguaiato e gli impedisce di mostrare il suo talento; possibilità di proseguire i suoi studi di stregoneria, fatture e malocchio presso università di megere, vajasse e veggenti assai più qualificate; possibilità di conoscere meglio l’ illegalità studiandone la pianta, ovvero laddove nasce e fiorisce; liberarlo dall’ingombrante protezione del Padre Boss e metterlo nelle stesse condizioni dei suoi coetanei, i ragazzi di 23 anni, provando giù al Sud quanto è du­ro trovarsi un lavoro.

Sempre che Napolitano non ritenga incostituzionale mutare una trota d’acqua dolce in pesce d’acqua salata.

Cucù 31.7.2011

trasferimento Ministeri al nord?
Marcello Veneziani

cucù Cari leghisti ma che ve ne fate dei mini­steri al Nord? Perché il pupone Calde­roli si è incapricciato così, e lo zione don Umberto il Boss gli regge il gioco?

Lo fa per accontentare la creatura o realmente desidera pure lui di portarsi uno stock di dicasteri a casa? Avete per una vita insul­tato Roma, perché città dei ministeri e dei ministeriali, cioè della burocrazia e dei parassiti e ora sognate di portarveli nel Libero Stato di Padanias?

A Roma gli invasori dei secoli passati si sono portati opere d’arte, cimeli storici, antichità, qualche principessa, ma nessuno ha mai pensato di portarsi i ministeri. Vi prende­te una bella rogna, la manutenzione co­sta, e non fanno arredo urbano. Vorrei poi ricordarvi che i ministeri non sono scomponibili come le costruzioni Lego, che per assonanza onomastica vi piaccio­no; non sono prodotti da Giochi Preziosi per divertire i bambini padani, e non si possono trasferire al netto del personale.

Che fate, vi portate una vagonata di mini­steriali a nord, con famiglie al seguito? Oppure affidate agli scafisti libici il tran­sfer, confidando nella loro esperienza consumata? Dai, su, lasciate stare questa idea della Capitale dimezzata, non fate dell’Italia una specie di Pesaro-Urbino, un bicefalo istituzionale.

Abbiamo già tanti doppio­ni, due camere, doppi enti locali, doppie forze dell'ordine, ora ci tocca pure la bica­pitale, il bikini istituzionale? Che altro ve serve de Roma, famo a me­tà pure er Colosseo? Ve lo incartiamo noi o lo ritirate direttamente voi? Attenti che è friabile, per capirci somiglia alla sbriso­lona.

Volete pure il Vaticano, o perlome­no un pezzo di San Pietro - che so', famo sessanta colonnati a testa, più un papa federale a Nord? Proporrei di chiamarlo Papa Dano I.

A scriverlo e a leggerlo non si capisce il senso ma voi che siete di cul­tura orale invocando Papadano primo, capite subito che è uno fidato della Lega.

Un bel Papone celtico-padano fervente celodurista, con la tonaca verde, l’acqua santa del Po e affiancato da un giovane assistente detto la Sacra Trota, versione cattolica del Trota.

Dai su, non ve la pren­dete, sto scherzando. Ma ditemi che state scherzando pure voi !.

IlGiornale 9.11.11

Preside', preferisca l'Italia al palazzo
di Marcello Veneziani

cucùNon ho solo rispetto istituzionale per il presidente Napolitano ma anche umana simpatia. Nonostante sia stato comunista fino a 65 anni e sia emanazione organica del vecchio sistema dei Partiti e della sinistra

Non ho solo rispetto istituzionale per il presidente Napolitano ma anche umana simpatia. Nonostante sia stato comunista fino a 65 anni e sia emanazione organica del vecchio si­stema dei Partiti e della sinistra.

Ma ha saputo ben interpretare l'Altissima Ovvietà che richiede il suo ruolo, esortando l'Italia all'unità, all'amor patrio, alla difesa delle istituzioni. Sono pronto ad affidarmi a lui se fa due cose di semplice ma enorme giustizia: se strigliando la Casta, re Giorgio dà il buon esempio dall'alto e si impegna a far equiparare i costi del Quirinale a quelli della Corona britannica o dell'Eliseo.

Insomma se si impegna nell'arco del suo mandato a dimezzare i costi del Quirinale, chiedendo poi alla politica di fare altrettanto. Seconda cosa. Visto che è il garante e il custode della Costituzione, rivol­ga il perentorio appello al Parlamen­to di restituire ai cittadini il diritto costituzionale di scegliersi i propri rappresentanti e non farli nominare dai partiti.

Altrimenti non firmerà più alcuna legge in materia elettorale. Potrebbe poi richiamare ciascun potere a stare dentro i suoi confini, magistratura inclusa o esortare a far processare tutti i parlamentari inquisiti ma ad arrestarli solo dopo il giudizio. Ma pretendo troppo.

Mi fermo ai primi due e attendo con rispettosa sfiducia, senza offendere ’o Presidente. Però se non farà nulla del genere sarà lui stesso a vilipendere la massima carica dello Stato che ricopre e a discreditare i suoi appelli sacrosanti.
Preside’, preferisca l'Italia al Palazzo.

21.7.2011 Cucù

cozze

Chi ruba con la sinistra è mancino ma resta ladro
di Marcello Veneziani

Si capisce se uno è ladro dal furto che compie e non dalla mano che usa per rubare: chi ruba con la sinistra sarà pure mancino ma resta ladro C’è stato un periodo che incontravo ogni giorno Pier Luigi Bersani. Uscivo di casa e sentivo la sua voce tuonare nella piazzetta accanto, quella vociona da compagno in calore da comizio; poi due giorni dopo un altro comizio alle spalle di casa, stesso tono sovietico emiliano in maniche di camicia, poi perfino in un piccolo teatro a fianco a casa mia, chiamato Teatro dei Comici,insieme a D’Alema: sembravano Frassica e Ferrini ai tempi di Quelli della Notte.

Ho pensato che facesse comizi condominiali e poi, con le maniche rimboc­cate, lavasse pure le scale. O che facesse la raccolta differenziata, passando tre volte a settimana. Poi lo trovavo a far la spesa, una volta alla cassa mi ha rubato pure la busta di plastica. E lo vedevo fermo per strada, ma dal capannello intorno a lui non riu­scivo a ca­pire se avesse uno stand e vendesse qualcosa, che so, piadine e salsicce.

Ora che vorrei tanto vederlo,non l’incontro più. Vorrei vedere se ha il braccino amputato, considerando che Penati era suo braccio destro. Vorrei sapere se usa lo stesso vocione contro Tedesco, Pronzato e i 101 indagati del Pd. Vorrei chiedergli se anche il suo partito rientra nella categoria dei beneficiati a loro insaputa. Vorrei sapere se ha voglia ancora di far la morale agli altri, di pulire le case altrui e di far lo spiritoso con Crozza, perché non stiamo qui a pettinare le scimmie e a spazzolar cinghiali.

E si capisce se uno è ladro dal furto che compie e non dalla mano che usa per rubare: chi ruba con la sinistra sarà pure mancino ma resta ladro.

2.8.2011 cucù

Elogio della cozza, vessillo tricolore.
di Marcello Veneziani

La più lucida teoria politica sul caso italiano mi è stata rivelata ieri da uno spacciatore di cozze in Puglia: l'Italia, mi ha detto l'acuto cozza­ro, è come una cozza, si nutre d'impurità, vive di sporcizia e corruzione, ma quella è la sua indole e lì c'è il segreto del suo sapore.

E la cozza cruda fa male a chi è estraneo; chi ama la cozza è immune.

cozze Il cozzaro nero ha ragione: noi che denigriamo le cozze come il male assoluto, che le usiamo come sinonimo dispregiativo in senso estetico (dicesi cozza una ragazza brutta) e in senso etico (dicesi cozza­ro un uomo rozzo), dovremmo rivalutare il magnifico mitilo, gustoso sia in versione introversa (cozze in sou­té) sia in versione cabrio (cozze grati­nate), ma anche in versione villosa (cozze pelose) e promiscua (con gli spaghetti, detto il pranzo del cornuto perché la moglie lo prepara in fretta e può dunque dedicarsi al tradimento).
Lo dico sotto effetto di una tiella barese, mitico piatto di riso, patate e cozze, che riuscirebbe a corrompere anche Kant e la sua critica del giudizio, mentre passo da un paese a sud di Bari che si chiama appunto Cozze.

Ma lo dico pure nel ricordo dell'intifa­da pugliese ai tempi del vibrione (la guerra di liberazione delle cozze proi­bite nel '73), a toccanti serate per fe­steggiare le cozze d'oro di una sciala (i 50 anni di una gloriosa rivendita di cozze), e da indimenticabili mangia­te a base di cozze.

Ma davvero la cozza è la metafora del nostro Paese sommerso, nel bene e nel male. Erigiamo un monumento al Mitilo Ignoto.

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