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Ecco la rivoluzione del governo: ddl per dimezzare i parlamentari !
IlGiornale.it

La proposta di legge costituzionale presentata dal governo per una riforma delle istituzioni . Numerose le proposte: la riduzione del numero dei parlamentari a 250 per Camera, la soppressione della circoscrizione Estero e la nascita del Senato federale.

Il presidente del Consiglio diventa primo ministro. Per essere eletti capo dello Stato bastano i 40 anni, per il Senato i 21 anni.

Il governo vara un ddl di riforma della Costituzione: stop al bicameralismo perfetto, solo la Camera darà la fiducia al governo. Nuovi poteri per il "primo ministro".
Rai.TG1.it

ROMA - Ridurre il numero di deputati e senatori a 250 per ciascuna Camera. E' quanto prevede la bozza di disegno di legge costituzionale "Recante disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l'istituzione del Senato federale della Repubblica e la forma di governo", presentata dal ministro Roberto Caldeorli, che sarà all'ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri. Il Senato diventa dunque "Senato federale della Repubblica", secondo quanto prevede l'articolo 2 della proposta di legge. Verrà "eletto a suffragio universale e diretto su base regionale". Ai suoi lavori potranno partecipare "senza diritto di voto, altri rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali". Si potrà essere eletti senatori al compimento dei 21 anni.

CAMBIANO LE CIRCOSCRIZIONI ELETTORALI. E nello stesso ddl compare anche l'istituzione della zona franca a Lampedusa. Viene anche "soppressa" la circoscrizione Estero: "All'articolo 48 della Costituzione, il terzo comma è abrogato", si legge nel testo, con riferimento alla norma costituzionale che attualmente prevede l'esercizio del diritto di voto per l'elezione dei parlamentari, da parte dei cittadini residenti all'estero. Altro passaggio è sul compenso dei parlamentari: "I componenti della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica hanno il dovere di partecipare ai lavori dell'assemblea e delle commissioni . Ricevono un'indennità stabilita dalla legge, in misura corrispondente alla loro effettiva partecipazione ai lavori secondo le norme dei rispettivi regolamenti".

ABOLITI I SENATORI A VITA. "E' deputato di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato presidente della Repubblica". La bozza di riforma costituzionale sostituisce integralmente l'articolo 59 della Costituzione e, vista la nascita del Senato federale, trasforma gli ex capi di Stato da senatori a deputati a vita. Ma, eliminando il secondo comma dell'articolo 59, cancella anche la figura dei cinque senatori a vita che a oggi il presidente della Repubblica può scegliere fra coloro che abbiano "illustrato la patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario".

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA SUPPLENTE DEL CAPO DELLO STATO. "Le funzioni del presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal presidente della Camera dei deputati". E' quanto prevede la medesima bozza di riforma costituzionale del governo. Dopo la nascita del Senato federale, la funzione di supplenza del capo dello Stato, oggi in capo al presidente del Senato, passerebbe dunque all'inquilino di Montecitorio. "In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del presidente della Repubblica - si legge nella bozza di riforma - il presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se la Camera è sciolta o manca meno di tre mesi alla sua cessazione".

IL NUOVO PRIMO MINISTRO. Può essere eletto presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto quarant'anni d'età e goda dei diritti civili e politici. E' quanto prevede la bozza di ddl costituzionale che sarà all'esame del prossimo Consiglio dei ministri, nella parte in cui riduce da cinquanta a quarant'anni l'età per l'eleggibilità del capo dello Stato. Il presidente del Consiglio diventa, invece, "primo ministro". Di conseguenza, l'articolo 92 della Costituzione è sostituito dal seguente: "Il governo della Repubblica è composto dal primo ministro e dai ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri . E' composto altresì dai sottosegretari di Stato e dai viceministri. Il presidente della Repubblica nomina e revoca il primo ministro. Il premier è nominato sulla base dei risultati delle elezioni della Camera dei deputati. Il primo ministro è responsabile della politica generale del governo. Mantiene l'unità di indirizzo politico e amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei ministri. Nomina e revoca i ministri. Nomina e revoca i sottosegretari di Stato e i viceministri, che prestano giuramento nelle sue mani prima di assumere le funzioni. I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri e individualmente degli atti dei loro dicasteri. La legge provvede all'ordinamento dell'ufficio del primo ministro e determina il numero, le attribuzioni e l'organizzazione dei ministeri".

FIDUCIA AL GOVERNO SOLO DA MONTECITORIO. Con la nascita del Senato federale e la fine del bicameralismo perfetto, sarà la sola Camera dei deputati a dover votare la fiducia al governo. E potrà avvalersi anche di un meccanismo di "sfiducia costruttiva". "La riforma - si legge nella relazione illustrativa - mantiene il rapporto di fiducia esclusivamente tra il governo e la Camera dei deputati". Ma l'approvazione di una mozione di sfiducia nei confronti dell'esecutivo, "non comporta lo scioglimento necessario della Camera. Infatti, è possibile che il presidente della Repubblica, sulla base dei risultati delle elezioni, nomini un nuovo primo ministro oppure che la Camera dei deputati stessa, nell'ambito della medesima maggioranza, individui un nuovo primo ministro".

lunedì, 18 luglio 2011 TG1.

La casta si ribella
di Mattias Mainiero

Ve la raccontiamo in un altro modo. Quando si è trattato di intervenire sul nostro futuro, tutto liscio e tutto normale. Aumenta qui, innalza là, tanto a pagare saranno i cittadini. Non entriamo nel merito dei provvedimenti: spieghiamo solo com’è andata. Quando invece sul tavolo è arrivato il delicato tema del portafoglio dei politici, dei loro stipendi, dei loro benefit, delle loro prebende, ecco la riunione, l’approfondimento, si presume anche le animate discussioni. Perché i parlamentari non ci stavano.

Perché i parlamentari erano colpiti in prima persona. Bisogna comprenderli, questi parlamentari: i signori del Palazzo erano seriamente preoccupati, dovevano stabilire se le loro chiappe si sarebbero poggiate sul sedile di un’auto blu di cilindrata 2000 o sul sedile di un’auto più piccola. Dovevano capire se l’aereo (sempre blu, sempre a spese nostre) era di tutti o quasi tutti o di poche personalità. Se i finanziamenti pubblici ai partiti dovevano essere decurtati del 10 per cento oppure del 9 o del 12, se lo stipendio dei parlamentari italiani deve o non deve essere simile a quello di tutti gli altri parlamentari europei. Urge commissione di studio, tavolo specifico, approfondimento. Animata discussione e di fatto rinvio dei provvedimenti relativi alla casta, evidentemente sempre più intoccabile.

LIBERO.IT 02.07.2011

Tonino leader anticasta ?
di Maurizio Belpietro

dipietro...Ciò detto veniamo al sodo, ovvero alle furbizie di alcuni esponenti politici che si propongono come leader anti Casta quando in realtà ne fanno gli interessi più di altri.

A chi alludiamo? Tanto per non fare nomi ma solo cognomi, a Di Pietro e soci, i quali strillano contro la politica che occupa troppe poltrone, ma nella pratica riescono a sabotare qualsiasi serio tentativo di mettere alla porta i partiti dalla gestione della cosa pubblica.

Prendete per esempio il referendum sull’acqua, quello che il leader dell’Italia dei valori ha appena tenuto a battesimo vincendolo.

Se la norma sulla privatizzazione degli acquedotti non fosse stata abrogata, oggi potremmo sollecitare l’uscita di scena della politica dalle municipalizzate. Ciò vorrebbe dire che alcune migliaia di persone messe ai vertici delle società di servizi pubblici quasi sempre senza averne alcuna competenza, oggi dovrebbero cercarsi un altro lavoro. E lo stipendio non sarebbe più a carico della collettività.

Ma non c’è solo il plebiscito sull’acqua. Insieme alla sinistra, l’ex pm cinque anni fa si batté per cancellare la riforma del centrodestra che riduceva i parlamentari e riformava il bicameralismo perfetto.

I progressisti dissero che le norme avrebbero provocato la secessione in quanto ridisegnavano i poteri delle Regioni, ma era una balla buona per i gonzi, i quali abboccarono in massa. Non fosse stata abolita, quella legge oggi avrebbe prodotto un taglio vero alla Casta, che da mille parlamentari sarebbe scesa a poco più di seicento. Sempre troppi? Certo. Ma almeno la riduzione non sarebbe stata solo sulla carta come tuttora è.

I due casi, la privatizzazione dei servizi pubblici e la riforma costituzionale della scorsa legislatura, dimostrano una cosa. Che la Casta non ha colore e tra quanti si battono contro i privilegi ci sono anche tanti furbi.

Sarà per questo che ieri una giornalista dell’Unità ha chiesto a Di Pietro se non teme di vedersi tirare le monetine come accadde a Craxi nel 1992. Una domanda alla quale l’ex pm ha risposto: «Noo, io sto dalla parte di chi fa sentire la sua voce. Anche se sto nel Palazzo». Come dicevano i contadini che Tonino ama...

21.07.2011
Libero-news.it

Dimezziamo il numero dei parlamentari.
MarioGiordano

Facciamolo subito. Anzi, mi sembra che sia già un po’ tardi

Perché non l’abbiamo ancora fatto? Avanti, dimezziamo. A che servono 945 deputati e senatori? A che serve il gruppo di rappresentanti del popolo proporzionalmente più nutrito del mondo? Perché dobbiamo continuare a pagare questo cifra stratosferica di stipendi, benefit e privilegi? È stato calcolato che ogni deputato, complessivamente, costa alle tasche degli italiani 1,5 milioni di euro l’anno. Visto che è tempo di sacrifici. Perché non cominciare da qui? Il premier Berlusconi ha rilanciato la proposta. Del resto lui è uomo d’azienda. Sa che nei momenti difficili in tutte le imprese si cominciano a tagliare i costi inutili. Il Parlamento non è un costo inutile, l’eccessivo numero di parlamentari sì.

Negli Stati Uniti (300 milioni di abitanti) gli eletti sono 535: 435 alla Camera dei deputati e 100 al Senato. Se si applicasse la stessa proporzione in Italia (60 milioni di abitanti) dovrebbero bastare 100 deputati: 80 alla Camera e 20 al Senato. Perché ce ne sono quasi 10 volte di più? Che cosa fanno? Come passano le loro giornate (shopping e barbiere gratis a parte)?

Non è difficile da capire: se 535 deputati riescono a legiferare per gli Stati Uniti, ebbene, perché per legiferare in Italia ce ne vogliono 945? Che, poi, a dirla tutta, questo grande dispiegamento di capitale umano non è che abbia mai prodotto grandi risultati. Credo che in uno studio comparato della produzione legislativa più inutile del mondo, i nostri parlamentari si classificherebbero al primo posto, dal momento che siamo riusciti persino a scrivere un codice per la lotta alle mosche e un regolamento per l’uso della gonna (vietato ai maschi). Non a caso il ministro Calderoli, negli ultimi tempi, s’è trovato a dover disboscare una giungla di 375mila norme del tutto assurde. E sciocche.

D’altra parte questi 945 travet del Parlamento che debbono fare? O se ne vanno a zonzo utilizzando le tessere gratis di Trenitalia o Alitalia, o qualcosa devono pure inventarsi, per far passare le lunghe ore a Montecitorio a Palazzo Madama. Per combattere la noia. E, soprattutto, per farsi notare. Sono così tanti (945!), in effetti, che il rischio dell’anonimato incombe. Come guadagnarsi i galloni della riconferma? Non ci sono altre soluzioni: o si va a litigare in qualche talk show o si cerca di attirare l’attenzione con qualche proposta inutile, ma capace di far titolo sul giornale. Così la massa di carta normativa si accumula e ci soffoca. Nel frattempo, però, passano i mesi, e loro maturano il diritto alla pensione. Quella sì, assai onorevole.

Non sarebbe ora di dire basta? E che aspettiamo dunque? Dimezziamo i parlamentari. Il premier Berlusconi rilancia il tema. Ma rilanciare non basta. Adesso è ora di farlo. Ci vorrebbe una legge, ma si sa: i parlamentari non faranno mai una legge che riduce il loro numero. Si capisce: quando mai s’è visto un cappone che accelera le pratiche per il brodo di Natale? Quando mai s’è visto un suino che dà la sua approvazione allo sviluppo dell’industria dei salumi? Ogni parlamentare ha nella sua testa un unico pensiero fisso. Il bene del Paese? Macché: la sua rielezione. E se vota la norma che riduce le poltrone, è ovvio, praticamente si condanna a tornare a lavorare... Vi pare? Lo status di deputato e senatore è un bene prezioso. Chi ce l’ha se lo tiene stretto. 11.700 euro mensili, più 10mila fra diaria e contributo per assistenti, pedaggio autostradale gratis, libera circolazione su treni e traghetti, voli nazionali gratuiti, rimborsi per i trasferimenti all’aeroporto, rimborso per i viaggi all’estero, assistenza sanitaria integrativa, barba&capelli assicurati, libero ingresso nei cinema e nei teatri, agevolazioni assicurative e bancarie, etc.

Ma chi rinuncia a cuor leggero a questo bendiddio? È stato calcolato che per il loro Parlamento gli italiani spendono ogni anno il doppio della Francia e il triplo della Germania. Il risultato legislativo, in compenso, è assai peggiore...

Dunque, è ora di intervenire. In qualche modo, bisogna farlo. Nessun Parlamento al mondo (tranne forse l’Inghilterra, con la sua abbondante Camera dei Lord) è così pleonastico e sovrabbondante come il nostro. In Germania i parlamentari sono meno di 700, in Brasile meno di 600, in Spagna 600, in Svezia 349. In Giappone, per dire, ogni eletto rappresenta quasi 180mila cittadini, in Italia ne rappresenta 60mila, cioè un terzo. Negli Stati Uniti, sempre per avere un riferimento certo, ogni eletto rappresenta oltre 500mila cittadini. Che cosa aspettiamo a mettere mano alla scure? Lo so, se ne parla da tempo. Però qualcosa è cambiato: negli ultimi anni il mondo è stato attraversato da una crisi profonda. Si ristrutturano le imprese, si ristrutturano le economie. Per sopravvivere bisogna cambiare passo. Questo Parlamento mastodontico e obsoleto è un lusso che non ci possiamo più permettere. L’unica strada è la legge d’iniziativa popolare? Proponiamola subito. Non tergiversiamo nemmeno un attimo. Mandiamo a casa gli onorevoli esuberi. Quando si cominciano a raccogliere le firme? La mia c’è già.

IlGiornale 9.5.2011

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