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Sulla Sanità Vendola rischia di fare la fine di Bassolino .
di Mino Cardone
In attesa di capire come Vendola e il suo assessore alla Sanità, Tommaso Fiore, faranno per trovare i 144 milioni di euro necessari per ripianare il deficit nel settore sanitario, l’unica azione posta in essere è il taglio e il ridimensionamento dei presidi ospedalieri..
L’impopolarità di questo modo di fare il governatore Vendola lo sta verificando sulla sua pelle, con l’aggiunta che contestualmente deve anche districarsi con l’intricata questione giudiziaria che coinvolge il suo ex assessore alla Sanità, Alberto Tedesco, con i vertici regionali del Pd che hanno chiesto l’azzeramento di tutti i vertici delle Asl, per non parlare poi della patata bollente delle internalizzazioni all’indomani della sentenza negativa della Corte Costituzionale.
Ma chiudere gli ospedali, come è noto, è molto impopolare. Sicuramente in passato, anche per interessi clientelari, le strutture si sono moltiplicate. Ed oggi, a distanza di pochi chilometri, è facile trovare presidi che sono uno il doppione dell’altro. Resta il fatto che ormai ogni comune è abituato al suo ospedale, che difende con i denti e con le unghie, sia per garantirsi una struttura che gli possa offrire cure immediate in caso di bisogno sia per ragioni occupazionali. I ridimensionamenti e gli accorpamenti sono iniziati in questi giorni, ma le protestano montano, anche perché il piano di riordino presenta molte incongruenze.
Singolare il caso dell’ospedale di Gioia del Colle che – come sostengo i consiglieri regionali del Pdl – certo adesso non può più essere oggetto di depotenziamento come previsto dal riordino ospedaliero, né tantomeno di chiusura come ventilato dall’assessore, perché dovrebbe essere il primo presidio di riferimento per la base Nato di Gioia del Colle dove è di stanza il 36° stormo che da qualche giorno ha assunto un ruolo militare strategico per la difesa aerea della coalizione impegnata in Libia
Come è noto, l’ospedale di Gioia costituisce da sempre un presidio sanitario molto importante, sia per l’elevato numero di cittadini che si servono delle sue prestazioni sanitarie, che per la presenza in città del 36° stormo dell’aeronautica, base militare strategicamente ed operativamente tra le più importanti d’Italia e che da sempre ha utilizzato l’ospedale gioiese come struttura di riferimento per le cure al proprio personale, per motivi logistici e per l’erogazione di servizi sanitari altamente specializzati. Considerato, quindi, che in questi giorni l’aeronautica militare ha innalzato il livello di attenzione e rafforzato la prontezza operativa degli scali di Trapani Birgi e Gioia del Colle, la base pugliese sta per diventare uno dei maggiori presidi nazionali nell’ambito della Nato nel settore della difesa aerea all’interno del bacino del Mediterraneo, assumendo così un’importanza strategica in chiave internazionale.
C'è da domandarsi come e se Vendola riuscirà a tamponare una situazione ai limiti dell'esplosivo, specialmente se si tiene conto del fatto che per Nichi la Puglia non rappresenta un impegno esclusivo, ma sempre di più un'attività residuale che viene sacrificata in nome di ambizioni nazionali a carattere personale.
23.3.2011
l'Occidentale Puglia
Scandalo sanità, Vendola: «Bufera ridimensionata»!
di Michele Zonno
Le indagini delle forze dell’ordine hanno fatto emergere come in Puglia esistesse un “sistema clientelare” entro il quale i primari e i manager delle Asl venivano nominati attraverso l’”adesione incondizionata e supina alle richieste politiche” da parte di questi ultimi nei confronti di alcuni esponenti del mondo politico.
Chiesto l’arresto dell’ex assessore regionale alla sanità, Alberto Tedesco, il quale però è tutt’ora in libertà perché al momento ricopre la carica di senatore del Pd. È stato eletto senatore dopo essersi dimesso da assessore, a seguito di un avviso di garanzia. Nei suoi confronti spetterà quindi al Parlamento dover prendere una decisione.
Agli arresti domiciliari anche uno dei 4 agenti della scorta di Nichi Vendola, Paolo Albanese, reo secondo l’accusa di aver fatto pressioni per ottenere il trasferimento di una cognata infermiera dall’ospedale di Ruvo in quello di Terlizzi.
Agli arresti domiciliari anche il direttore generale della Asl di Lecce, Guido Scoditti, e gli imprenditori Diego Rana e Giovanni Garofoli.
Detenuto da ieri mattina in carcere, invece, il braccio destro di Tedesco, Mario Malcangi. Le accuse nei loro confronti sono, a vario titolo, quelle di concussione, corruzione, turbativa d’asta, frode in pubbliche forniture, abuso d’ufficio e falso. Contrariamente a quanto era stato ipotizzato inizialmente non ci sarebbe però nella gestione della sanità pugliese una sorta di cupola, quanto piuttosto un insieme di azioni compiute da parte di singoli individui all’interno di un “collaudato sistema criminale”.
Il governatore Vendola nel commentare gli ultimi sviluppi dell’indagine ha dichiarato: “La bufera è la stessa e devo dire significativamente ridimensionata. Nel provvedimento del giudice per le indagini preliminari cade l’accusa più grave, quella del reato associativo, quella che lasciava intendere il lavoro di una vera e propria cupola criminale che presiedeva a tutto il sistema sanitario”.
IlQuotidianoItaliano.it
Fortuna che ci pensano i sindaci (di centrosinistra) a riportare lo stimato governatore della Puglia coi piedi per terra. Quello che più di tutti riesce a mettere in riga Nichi Vendola è il primo cittadino di Bari, Michele Emiliano.
L’ultima schermaglia tra i due eterni fratelli-coltelli della politica barese riguarda la tariffa dell’acqua, la penultima gli sprechi di fondi Ue nel settore cultura.
Lo scontro tra i due è diventato permanente effettivo quando il presidente ha provato a scaricare sull’ex pm barese la responsabilità della scelta di Alberto Tedesco come assessore alla Sanità: oggi che sul senatore Pd pende a Palazzo Madama una richiesta di custodia cautelare, Nichi finge di non sapere che “Michi” avrebbe preferito che il dalemiano occupasse un assessorato diverso, visto il conflitto di interessi legato agli affari di famiglia in protesi.
È stato così che Emiliano ha capito che di Vendola proprio non ci si può fidare.
Prendi l’acqua, per esempio. Il governatore si spende per i “sì” ai referendum; il giorno dopo il plebiscito, trasforma la spa dell’Acquedotto pugliese in ente pubblico; due giorni dopo, chiede di mettere da parte la demagogia (lui) e chiarisce che la tariffa non calerà neppure di un punto, altro che il 7% di remunerazione del capitale investito abrogato dal voto.
Il suo assessore aveva appena ammesso che il 6,9% della tariffa serve a pagare il debito di un bond sottoscritto dall’ex presidente Aqp, Francesco Divella, oggi deputato finiano: Vendola lo smentisce e lo rinnega. E così ci pensa il sindaco di Bari a far giustizia: da presidente dell’Ato, organo cui spetta la determinazione del costo dell’oro blu, manda a dire che se Aqp non è più una spa non può avere un utile di 32 milioni, somma che ora va convertito in uno sconto in bolletta per garantire il «quantitativo minimo vitale» ai meno abbienti.
I vendoliani sanno che il poeta di Terlizzi s’è stancato di fare il governatore: preferisce fare la spola tra Roma e Bruxelles cianciando di desertificazione e primarie, piuttosto che stare a Bari per occuparsi di cose concrete.
Da Foggia sommersa di rifiuti peggio di Napoli fino a Lecce dove una Tac rotta causa la morte di una anziana, la Puglia è tutto un fiorire di responsabilità, per lui. Il quale più che acclamato, oggi è reclamato.
Ci ha messo tre mesi per deliberare in giunta un provvedimento-tampone per il capoluogo dauno: è stato il sindaco “democrat” Gianni Mongelli a costringerlo, dopo aver rivelato che da due mesi in Regione pende un progetto del Comune per ottenere finanziamenti e intervenire a sanare l’emergenza munnezza. Vendola s’è dovuto stringere nelle spalle: «Dateci il tempo di valutarlo», ha balbettato.
È che qui non c'è un solo dato che porta il segno positivo del passaggio vendoliano. allarme criminalità Nichi polemizza sulla ’ndrangheta in Lombardia, ma la Puglia ha 3mila affiliati alla mafia (stima Commissione Antimafia) e il record degli omicidi nel 2010 (54, +11,8% sul 2009), più che a Napoli o Palermo.
Perfino sui furti d’ auto va peggio che in Campania: 7,83 vetture rubate ogni mille.
Nell’ultimo anno la disoccupazione è cresciuta fino al 13,5%, più che nel resto del Mezzogiorno, addirittura 0,9 più della Grecia.
Per non parlare della crisi
degli sfratti: ci sono 3.707 famiglie che rischiano lo sfratto esecutivo per cause da addebitare per l’85% a morosità e per il 15% a finita locazione. A parole Vendola vorrebbe il posto fisso per tutti, ma è la sua la regione in cui il precariato è cresciuto di più al Sud (dato Cgia). Lo scorso anno il Pil è cresciuto del 12,3% in meno rispetto alle previsioni.
La Puglia è la regione col record del deficit sanitario, un rapporto spesa/Pil tra i più alti d’Italia: qui si muore di malasanità il triplo che altrove.
Il Pd Francesco Boccia a Roma convince il governo a bloccare l’Irpef fino al 2013, Vendola a Bari lo aumenta per fare cassa e coprire un extradeficit di 100 milioni, e così sono 440 i milioni che i pugliesi pagano in tasse regionali. Se passa la revisione del Patto di stabilità - come da manovra Tremonti - chi ne soffrirà di più sarà la Puglia: per tre anni Vendola s’è vantato di aver sforato il Patto e oggi potrebbe trovare chiusi i cordoni della borsa malgrado abbia 823 milioni di fondi Ue da spendere entro fine anno, pena il disimpegno.
Agli amici più stretti Emiliano, candidato in pectore alla guida della Regione, confida: «Quando andrà via Nichi, alla Regione lascerà solo macerie».
Libero.it
17/07/2011