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Black bloc, Brignano: "Come mai gli agenti non li hanno fermati prima?
di Luca Romano

Roma messa a ferro e fuoco. L'Urbe devastata e sfigurata. Diversi agenti delle forze dell'ordine feriti e immortalati nelle foto con il volto sanguinante. Autoblindi bruciati.

Roma per un giorno era come Beirut, fiamme e fumo nel cuore dell'Europa, nel cuore dell'antica civiltà latina. Il tutto per mano di centinaia di "teste di casco". Così ha definito i black bloc il comico Enrico Brignano in un suo monologo durante la trasmissione le Iene.

Brignano ha accusato i teppisti di sabato in maniera netta e diretta. A tratti lasciando da parte anche la vena ironica. Brignano ha messo sotto accusa l'intelligenza di questi "uomini neri" che forse non sapevano neanche cosa stessero facendo e soprattutto, convinti di arrecare un danno al "sistema", magari lo favorivano, come nel caso delle banche. "Mentre tu black-bloc passeggiavi fra mamme e bambini che giustamente volevano protestare - recita Brignano - ad un certo punto ti viene sta botta di patrottismo e ti metti a spaccare la vetrina della banca, perché questo fa molto rivoluzionario. Ma non ti sei chiesto che magari la vetrina spaccata non gli fa niente alla banca, perché la banca ha magari un'assicurazione contro gli atti vandalici e che magari l'assicurazione gliela rimette nuova la vetrina alla banca? No tu non c'hai pensato perché sei black bloc, è carattere, sei impulsivo....".

Poi Brigano passa a parlare degli incendi alle auto dei privati cittadini. "Tu black - bloc ti sei accorto che c'hai la molotov nello zaino l'accendi e dai fuoco a un po' di macchine parcheggiate, macchine che appartengono a dei poverelli che magari non l'hanno neanche finita di pagare, ma tu non ci puoi fare niente sei black - bloc, c'hai il casco in testa che ti opprime il cervello...". Poi il consiglio: "E levatelo sto casco così il tuo cervello lo puoi fare respirare un po' meglio...".

A questo punto Brignano conia un nuovo soprannome per i teppisti di Roma e li apostrofa così: "Visti i fatti, visto quello che è successo posso dirti una cosa mio caro black bloc? Sei o non sei un incommensurabile 'testa di casco'...?".

Ma dopo aver giocato un po' sull'indole teppista degli incappucciati di Roma, Brignano comincia a perdere il polso del suo monologo e inizia ad accusare le forze dell'ordine. Infatti "c'è una domanda principe" a cui il comico non è ancora riuscito a darsi una risposta ed è questa: "Perché caro black bloc le forze dell'ordine non vi hanno fremato prima?". Quindi anche Brignano alla fine, nonostante attacchi i teppisti dà la colpa dei disordini alla negligenza della polizia. Secondo il comico "le foto dei black bloc le forze dell'ordine ce le hanno, e se le scambiano come fossero figurine", e quindi sempre secondo la sua teoria la polizia era a conoscenza dell'identità dei teppisti. Poi arriva l'insinuazione che forse Brignano aveva in serbo sin dall'inizio del suo sketch. "Ma non è che sta manifestazione degli indignati non doveva riuscire...?". A questo punto l'ipotesi di Brignano sembra chiara: la polizia sapeva tutto, conosceva in anticipo facce e nomi e avrebbe lasciato fare senza problemi perché serviva screditare gli indiganti. Un teorema forte e pericoloso che dimentica tutti gli agenti feriti, a terra inermi e sanguinanti che secondo la lezione di Brigano, coscienti di questo si sarebbero fatti colpire apposta in testa e in tutto il corpo. Dopo aver lanciato l'accusa il comico torna sui binari accusando anche i genitori dei black bloc che a suo modo di vedere non hanno saputo educare i propri figli. Ma nonostante un monologo di sette minuti dedicato ad accusare i teppisti alla fine il messaggio che è passato, quello più pesante, è contro la polizia colpevole a suo dire di aver strizzato l'occhio ai black bloc. Al di là dell'opinione di un comico che ha il diritto di esprimere ciò che pensa, andare ad insinuare che i poliziotti e i carabinieri erano ben felici di prenderesi bastonate sul volto è un pochino tanto. Ma alla fine resta una verità indiscutibile e ce la dà lo stesso Brignano: "300 black bloc mimetizzati con le spranghe in mano non valgono un solo romano definitivamente incazzato che tira fuori il crick dalla macchina black bloccata" ...dalla manifestazione e dai disordini di sabato scorso...

IlGiornale 20.10.2011

burka

FORTISSIMA BATTUTA. CANADA: IL MINISTRO DELLA DIFESA RISPONDE AD UNA CONCITTADINA PACIFISTA .
dal blog di FaceBook
post di Niceta Salvatore De Giorgi:

Una signora canadese "pacifista" scrive al proprio Governo lamentandosi di come vengono trattati i terroristi detenuti in Afghanistan.

Grazie per la Sua lettera con la quale ci esprime la preoccupazione per come trattiamo i terroristi talebani e di Al Qaeda nelle mani delle Forze Armate Canadesi.
Per rispondere alle lamentele che riceviamo da cittadini attivisti come Lei, abbiamo creato un nuovo programma di pacifismo ed integrazione per i terroristi. In base a questo programma, abbiamo deciso di selezionare un terrorista e destinarlo alla pari nella Sua famiglia.

Mi auguro che possiate trattarlo esattamente come Lei chiede nella Sua lettera di protesta. E' probabile che dovrà richiedere l'aiuto di altre persone per questo compito. Ogni settimana il nostro Dipartimento Le farà una visita di ispezione per verificare che vengano rispettati i principi e le attenzioni che Lei rivendica nella Sua lettera.

Mi sento nel dovere di avvisarLa che Amé è uno psicopatico esageratamente violento, però confidiamo che, con la sensibilità che ha manifestato nella Sua lettera, potrà brillantemente superare questo inconveniente.
Inoltre, il Suo ospite è estremamente efficiente nel combattimento corpo a corpo e può uccidere con una semplice matita o un tagliaunghie. Infine, Amé è abile a fabbricare artefatti esplosivi con prodotti casalinghi; Le consigliamo quindi di tenere lontano dalla sua portata questi prodotti a meno che non ritenga che questo atteggiamento possa offendere la sensibilità di Amé.

Il terrorista non vorrà avere rapporti né con Lei né con Le Sue figlie (eccezion fatta per i rapporti sessuali) in quanto considera le donne come semplici oggetti. Questo è un aspetto molto delicato in quanto ha manifestato reazioni violente verso le donne che non rispettano la legge islamica, perciò, mi aspetto che non Le dia fastidio portare sempre il burka; in tal modo Lei contribuirà al rispetto della cultura nonché dei principi che ha espresso nella Sua lettera.

Ancora grazie per la Sua preoccupazione, siamo orgogliosi di persone come Lei e renderemo pubblica a tutti i nostri connazionali la sua cooperazione.
Auguri e che Dio La benedica!
Cordialmente
Gordon O'Connor. Ministro della Difesa.

Nota: anche se sembra uno scherzo, la lettera è assolutamente vera ed è stata pubblicata su tutti i quotidiani canadesi. Non si è più sentito nulla della Sig.ra pacifista.

18.8.2011

giordano

Dalla Val Susa a Genova: i rivoluzionari del No ma solo di domenica...
Mario Giordano

Dalla Val di Susa a Genova: ogni fine settimana i no global organizzano il pic nic del ribelle, a base di pane e molotov . E nel week end che fai? La rivoluzione. Appena un po’ meno costosa della gita a Camogli, appena un po’ più trendy della trattoria fuori porta, ecco l’ultima moda della primavera-estate 2011: il guerrigliero della domenica. Si porta su tutto, come il blu, fa fine e impegna appena il giusto: per informazioni citofonare Che Guevara. Chiuso per riposo settimanale dal lunedì al venerdì.

In effetti, non si sa bene che cosa faccia durante i giorni feriali. Ma nel fine settimana il guerrigliero della domenica non manca a un appuntamento con le barricate. Provate a immaginarlo al sabato mattina, quando arriva la sua ora. E allora lui, tutto emozionato, comincia a provarsi davanti allo specchio il nuovo modello di fazzoletto copri-volto, dopo aver regolarmente preparato spranghe e borsa frigo: «Cara, fai in fretta, che partiamo». «Finalmente, caro. E dove andiamo? Al mare? Al lago? In montagna?». «No andiamo a fare la rivoluzione». «Oh che bello! Fare la rivoluzione. Cos’è il nome di un nuovo agriturismo?».

Ma sì, l’agriturismo pane e molotov: è il pic nic del ribelle, il fine settimana più esplosivo che ci sia, nel vero senso del termine. Mazze e bombe carta, da casello a casello. Poi la domenica sera tutti in coda per il rientro. Se uno guarda il calendario degli ultimi mesi, in effetti, lo vede costellato di manifestazioni assai rivoluzionarie: vorrebbero sconvolgere tutto, ma intanto rispettano rigorosamente le feste comandate.

Domenica 6 febbraio, il popolo viola assalta villa San Martino a Arcore; sabato 2 aprile, i centri sociali trasformano Ventimiglia in un campo di battaglia; domenica 10 aprile, i no global si scatenano a Padova; domenica 3 luglio, i no Tav devastano la Val di Susa... E ci siamo limitati alle manifestazioni più importanti, quelle concluse con feriti, arrestati, botte e sangue. Ma la moda sta dilagando. E questo fine settimana, sarà che sentono l’aria dell’estate, i guerriglieri della domenica hanno dato il meglio. Doppio appuntamento con il grand hotel Rivoluzione: di notte in Piemonte, di giorno a Genova. Transfer e pranzo al sacco compresi, si capisce: ricordati di santificare la festa (e quindi di spaccare qualche testa).

Che ci volete fare? Così va il mondo nell’era del Che Guevara formato weekend: una volta la domenica era il giorno dedicato alla comunione, adesso è dedicato alla ribellione. Da San Pietro ai sampietrini, il passo è breve. Una volta si andavano a trovare i nonni, adesso si va a incontrare i black bloc. E anziché al calcio ci si dedica ai calci: se non altro, si guadagna in quantità. Rita Pavone, per dire, oggi dovrebbe aggiornare pure la sua celebre canzone: perché perché la domenica mi lasci sempre sola per andare alla rivoluzione...

Bisogna capirli, però, questi piccoli guerriglieri in formato festivo: in tempi di crisi hanno trovato un divertimento che costa poco e fa molto chic. Per entrare nel club dei combattenti del week end non bisogna nemmeno pagare la consumazione, per dire, si balla più che in una discoteca alla moda e si provano emozioni forti praticamente gratis. Anzi, magari pure con i complimenti di qualche intellettuale. Se uno, per esempio, fa a botte a Riccione anziché a villa San Martino, chi gli dedicherebbe titoli sui giornali e ampie dosi di comprensione? Se uno va in campeggio con i boy scout anziché con i black bloc, chi se li filerebbe i suoi filmini su youtube? Se uno si ubriaca al pub, anziché al cantiere della Val di Susa, chi lo considererebbe un giovane impegnato?

Lo vedete: fare il rivoluzionario della domenica conviene, in tutti i sensi....
Resta da capire che cosa facciano poi questi combattenti festivi durante i giorni feriali: si trasformano in grigi impiegati del catasto? Dormono per recuperare le energie spese sulle barricate? Si allenano in palestra per essere pronti al tiro della molotov? Studiano su Internet nuove bombe da far esplodere rigorosamente nel week end? In attesa di rispondere ai molti interrogativi, ci consoliamo con una certezza: avanti di questo passo e la moda del fine settimana barricadero creerà ingorghi in autostrada e code ai caselli. In effetti, considerando i soggetti, sono da escludere partenze o altre cose intelligenti.

Il Giornale domenica 24 luglio 2011

manifestanti

Ecco chi c’è dietro i nuovi guerriglieri della spazzatura
di Carmine Spadafora

Dai gruppi capeggiati da Scalzone agli ultrà del tifo violento. In prima linea anche i proprietari di case abusive, graziati dai condoni

Napoli - Bianco e nero. Buoni e cattivi. La protesta di Chiaiano è così, al confine fra l’esasperazione pacifica della brava gente e la rivolta violenta di chi brucia gli autobus, lancia bombe carta e bottiglie molotov contro la polizia, prepara le trincee per difendere la cava di tufo dagli invasori, quelli che vorrebbero usarla come discarica per risolvere l’emergenza.

Allora la cava è l’occasione per «resistere», per fare le barricate, e attira un po’ tutti. Camorristi e fiancheggiatori arrivati da vicino, da Scampia, e gruppi «antagonisti» arrivati magari da più lontano, quelli da sigle, Black Bloc, No Tav, No da Molin e centri sociali.

Non è un caso che fra mamme, bambini e anziani, nella marcia di Chiaiano ci sia anche un passo stonato, quello di Oreste Scalzone. L’ex leader di Potere operaio aveva già annunciato di essere pronto alle «barricate». Ma il gusto della protesta violenta attrae tutti, da un estremismo all’altro. E il timore è che anche a Chiaiano, come già è successo a Pianura, la protesta si allarghi al mondo degli ultrà, pronti a replicare gli slogan e le violenze da stadio contro la discarica: gli orfani del campionato potrebbero trovare una nuova occupazione nel fronte violento dei manifestanti.

I movimenti dietro la gente sono strani, sembrano presagire che l’organizzazione sia stata studiata a tavolino, una specie di rete del disordine da discarica che va a spasso per le città della Campania dove dovrebbero sorgere le discariche e alimenta il caos: bottiglie molotov, botte, spranghe, filo spinato. È una tecnica di guerriglia che ha radici profonde e organizzazioni speciali. Un nuovo anti-Stato che approfitta anche degli altri. Perché qui attorno a Napoli c’è chi scende in piazza alla luce del sole e urla a squarciagola. Perché sono «la brava gente». Urlano che «non siamo la camorra, noi». Che i cattivi sono quelli là. Protestano contro chi vuole aprirgli una discarica sotto la finestra. Marcia pacifica, però in testa c’è la bambina ferita, il gesso alla gamba. A prova di qualunque carica. Scudo come la donna incinta, il vecchietto, le mamme del quartiere. Tutti insieme, tutto un mischione, a Chiaiano. Brava gente, con i distinguo.

In quella via Cupa del Cane che porta al sito, mille metri trasformati in pedaggi alla guerriglia, barricate, arsenali. Battaglia di trincea, contro quella discarica sotto al naso, di fianco alla porta di casa.

Una casa che c’è ma, forse, non avrebbe dovuto trovarsi lì.

In quelle vie che prima erano campagna, dalla metà degli anni Settanta si è scatenato l’abusivismo napoletano. Nuovi palazzi sorgono come funghi, creano nuovi viali. Chiaiano e Pianura si ingigantiscono, senza regole.

Sono gli stessi quartieri che poi si ritrovano a protestare contro la munnezza, e contro le discariche per stipare la munnezza. Le case sorgono abusive, poi ci sono i condoni. A volte ci sono pure i sequestri, come succede nel dicembre scorso a Marano, l’altro confine della rivolta di questi giorni: un rione intero, cinque palazzi con sessanta appartamenti e altrettanti garage tutti abusivi.

Così, nei forum sul web, c’è chi si lamenta anche della brava gente: «Lì attorno le case abusive sono tantissime, forse tutte. “La gente che vive lì” - si legge su forum.tuttonapoli.net - la gente che vive lì non dovrebbe proprio esserci». Cioè, tradotto su un altro forum: «Molti dei cittadini che cavalcano la protesta tempo fà hanno costruito queste case abusivamente».... Vicino alle discariche.
Oggi è Chiaiano, ieri era Pianura. Cittadini comuni e gruppi organizzati, nuove alleanze che sorgono all’improvviso: come allora, quando a manifestare, accanto agli abitanti di Pianura c’erano estremisti di destra e di sinistra, ultrà, esponenti dei centri sociali, camorristi e burattinai dietro le sbarre. Tutti insieme, pur di imbarcare rivoltosi. Affondare ogni speranza e miscelare una protesta esplosiva. Oggi l’appuntamento è alla rotonda Titanic.

26 maggio 2008

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