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IndroMontaneli: Giudici e Politici.
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'Responsabilità dei magistrati, il governo lascia '.
Mauro Mellini
Le nuove norme sulla responsabilità dei magistrati, sono state “stralciate” dal testo in discussione in Parlamento.
Non c’è da meravigliarsene ed a levare lamenti si è in ritardo. Con la botta che ha preso e la precarietà della sopravvivenza che gli è concessa, il governo Berlusconi non è certo nelle condizioni migliori per uno scontro con il partito dei magistrati, che per amicizie o per ben governate inimicizie, ha sempre trovato chi tirasse la giacca a governo e maggioranza ogni volta che si profilava qualche eventualità di reale (reale, non simulata) possibilità di riforma della giustizia.
Se si può rimproverare a Berlusconi di non aver fatto quello che poteva fare quando era (o appariva) fortissimo, non lo si può certo rimproverare per quello che non fa ora che sembra davvero deboluccio.
Un problema c’è, però e resta.
Il passo indietro che il governo fa con lo “stralcio” interviene assieme ad un altrettanto significativo silenzio del Cavaliere nelle cose della giustizia. Niente più “esternazioni” sul partito dei P.M. etc. etc.
Anche questo è comprensibile. Costretto alla ricerca quotidiana di supporti esterni alla maggioranza, Berlusconi è oggettivamente nelle condizioni di dover evitare di fornire pretesti per “distinguo”, “dissociazioni”, paure vere o simulate etc. etc.
Ma, abbiamo detto, il problema resta.
Il problema, per chi cerca di capire che cosa ci si debba attendere per il futuro, è quello di vedere se Berlusconi, non facendo quello che ora non può fare, si riproponga di ottenerne qualche vantaggio, un analogo passo indietro del partito dei magistrati, un rallentamento, della frenesia persecutoria nei suoi confronti. Se così fosse, dovremmo prendere atto che Berlusconi è bello e fritto.
Diciamo questo non senza la coscienza del grosso carico di sciagurati corollari che una simile evenienza comporta. Ma, è inutile stare al giuoco di questo balletto, di queste evoluzioni quotidiane, fondato sul presupposto che anche la politica della giustizia sia fatta alla giornata e che abbia ad oggetto solo le questioni messe all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri e del Parlamento e sulle quali redigere i titoli dei giornali al più per la settimana in corso.
Proprio ora Angelino Alfano assume la carica di Segretario del P.d.L. e lascia il Ministero di Via Arenula.
Dio ci salvi da qualcuno il cui nome è stato fatto come suo successore, mentre di altri, che pure sembrano in nota per la successione, si può dire, almeno, che non rappresentino essi stessi l’emblema del “passo indietro” della rinunzia a “tenere il fronte”.
Ma, Alfano, Segretario del partito del Premier, potrebbe significare un impegno nelle questioni della giustizia portato sul piano del partito, di un suo ruolo politico che non sia quello di claque del governo, ma, quello che nei regimi liberi e democratici è il vero volano che assicuri una rispondenza tra l’elettorato e gli eletti, la continuità di una posizione politica che non è fatta e non può essere fatta solo di disegni di legge, di emendamenti, ed, al caso, di “stralci”.
Nulla garantisce che Alfano concepisca così il suo ruolo e quello del partito che, più che andare a guidare, deve inventarsi.
Avrà da Segretario la coscienza, che non ha, in verità, dato prova sicura da ministro, di avere di fronte il partito dei magistrati, di doverlo affrontare, senza di che tanto vale che annunzi la resa su quel fronte?(parlare di pace separata è una pretesa un po’ utopistica).
Oltre che sulla questione giustizia, Angelino Alfano, non sembra aver mai né in Forza Italia, né nella D.C., né ad Agrigento, né a Roma, e sulla stessa concezione del partito come volano di propulsione della politica delle Istituzioni e delle Maggioranze, dato prova di possedere idee adeguate a quello che, forse, è solo un nostro modo di vedere come realizzabile ciò che auspichiamo. Ma, non si può e non si deve disperare.
Intellettualmente, Alfano può ben concepire il ruolo di un partito moderno di fronte a problemi con quello della giustizia italiana. Si tratta, semmai, di altro. Non aspetteremo di vedere quel che si accinge a fare per inviargli i nostri auguri. Di più non ci è concesso. E non solo a noi.
27.6.2011 www.giustiziagiusta.it

La manovra del CSM
di blog.libero.it/SARCHIPONICON/
24.8.11
sottotitolo: I PAPPONI DELLA TAVOLA ROTONDA
Il Csm, alla faccia della legge, senza rendere conto a nessuno, ha fatto la sua “manovra” … Il 16 marzo scorso, il Consiglio Superiore della Magistratura ha varato la delibera 421/VS/2011 sui “Compensi spettanti ai componenti”. La legge 122 del 30 luglio 2010, oltre ad imporre un taglio del 10% agli stipendi di ministri e sottosegretari, al comma 1 dell’articolo 6 recita: “A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, la partecipazione agli organi collegiali (…) è onorifica; essa può dar luogo esclusivamente al rimborso delle spese sostenute ove previsto dalla normativa vigente; eventuali gettoni di presenza non possono superare l’importo di 30 euro a seduta giornaliera”.
Cos’ha fatto il Csm tramite la sua delibera? Ha trasformato i “gettoni di presenza” in un importo forfettario, pari a 4860 euro lordi al mese. Quanti gettoni di presenza da 30 euro ci vorrebbero per arrivare a 4860 euro lordi? Non fate conti … ammesso che lavorino 30 giorni al mese .. arriverebbero a 900 euro !!! Anche in questo caso il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,( è anche presidente di diritto del Csm) sempre molto attento a moralizzare la classe politica, è rimasto all’oscuro di questo “sotterfugio”... forse dormiva.
Ma torniamo ai gettoni di presenza che si aggiungono allo stipendio “fisso”.
Attenzione: nel Csm si lavora tre settimane su quattro. Escludendo i week end, sarebbero 15 giorni lavorativi al mese. Anche le settimane però sono “corte”: il venerdì si riunisce solo la sezione disciplinare, il cui disturbo è ovviamente pagato a parte, precisamente 231 euro netti a seduta. I giorni di lavoro effettivi quindi diventano 12 al mese. E i mesi sono dieci e mezzo all’anno, perché le ferie durano da fine luglio al 10 settembre. Nei giorni “non lavorativi”, i componenti del Csm che non vivono a Roma possono percepire una “indennità di missione” che corrisponde a 209 euro netti al giorno ed è erogata sulla parola. Proprio così.
Il “Regolamento di amministrazione e contabilità” lo spiega chiaramente: all’articolo 26 si parla di “autocertificazione” per richiedere le indennità di missione. Il 26 bis invece regola il “trattamento per lo svolgimento di compiti di natura istituzionale sul territorio nazionale”: altri 400 euro mensili, esentasse, non si sa bene in base a quale criterio.
Ci sono le sedute del plenum. Sono tre a settimana, la partecipazione è premiata con 188 euro netti a seduta, un “gettone di presenza” che non rientra nei tagli della legge 122/2010. Se un membro del Csm non è impegnato in commissione, o non partecipa ad una commissione (che, sia ben chiaro, intanto è pagata ugualmente), può guadagnare anche 564 euro netti a settimana prendendo parte a tutti e tre i plenum. E poi ancora: ogni riunione del comitato di presidenza è rimborsata con un altro gettone di presenza di 116 euro netti. Ma questi sono solo gli spiccioli … vale la pena, a questo punto, soffermarsi sui lauti guadagni dei componenti del Csm.
A cominciare dagli stipendi “fissi”. Il vice-presidente, incassa 140.904 euro netti all’anno, stipendio equiparato al primo presidente della Corte di Cassazione. I consiglieri si fermano a poco più di 111.000 netti, come il più anziano tra i presidenti di sezione della Corte di Cassazione. Corrispondono a 7.928 euro al mese per 14 mensilità. L’anomalia è che si tratta di una retribuzione solo per il “titolo”, in quanto ogni attività svolta è pagata a parte. Essere membro del Csm in sé e per sé non comporta nessuna mansione specifica e quindi non giustifica alcuna retribuzione. I consiglieri sono 24: 16 togati e 8 laici, cioè nominati dal parlamento. I 16 togati mantengono i lauti stipendi da magistrati, tengono caldo il loro posto di lavoro e una volta usciti dal Csm tornano in magistratura.
I laici si portano dietro i 7.928 euro netti mensili per il resto della loro vita, anche a fine mandato. Un membro laico può essere un avvocato in attività da almeno 15 anni oppure un docente universitario, percepirà per il resto dei suoi giorni 7.928 euro al mese. Un privilegiato? Tanto più che, a fine mandato, arriva, per tutti, una liquidazione pari a tre stipendi mensili per ogni anno di attività, il triplo di quella riservata ai “comuni mortali”.
In più ci sono le agevolazioni. A cominciare dal telefono: fra componenti del Csm e fra gli uffici, le telefonate non si pagano. Per le chiamate “esterne”, il gestore Tim fornisce tariffe agevolatissime, che non vengono concesse neppure ai parlamentari. Il massimo che si arriva a spendere è qualche decina di euro a bimestre, una media di circa 10-11 euro in due mesi. I consiglieri hanno a disposizione un’automobile con autista a Roma e, chi vive fuori Roma, una con autista presso il luogo di residenza.
Considerando che la sede del Csm è a due passi dalla stazione ferroviaria e i consiglieri che giungono a Roma in aereo potrebbero servirsi di un taxi o affittare un’auto spendendo circa 80 euro tra andata e ritorno, si può desumere che gli stipendi per 32 autisti siano quantomeno buttati via. Il Csm francese, ad esempio, mette a disposizione soltanto 3 autisti. D’altra parte non ci sono solo gli autisti: i dipendenti del Csm sono in totale 243. Sono talmente poco impegnati che quasi tutti ufficialmente hanno l’autorizzazione ad avere un secondo lavoro. Eppure riescono a mettere insieme una media di 2839 euro di straordinari all’anno.
Tutto pagato da Pantalone, come i 340.000 euro ad uso “ticket restaurant”. Riepiloghiamo: oltre a stipendio fisso (7928 netti euro mensili, percepiti per il “titolo” e senza mansioni che li giustifichino), indennità di sedute di commissione (in seguito alla delibera, un altro stipendio fisso di 2760 euro netti mensili per 12 giorni lavorativi), indennità di missione (basate su autocertificazioni, 209 euro netti al giorno nei giorni non lavorativi), sedute di sezione disciplinare (231 netti euro a seduta il venerdì), “compiti di natura istituzionale sul territorio nazionale” (400 euro al mese esentasse), rimborso delle spese di viaggio, ecc ecc ecc..
P.S. La delibera 421/VS/2011 ( NON si trova su internet) Qui il testo della legge 122/2010, il cui comma 1 dell’articolo 6 è stato aggirato dalla delibera http://www.bosettiegatti.com/info/norme/statali/2010_0122.htm
Fonte: l’Espresso