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ritorno al futuro

Ritorno al futuro ?
di Gianni Marchesini

Che sia ora di scendere in campo?

Era una calda, morbida giornata di fine estate. Buonaiuti, che di solito smentisce fino a tarda ora, quella sera aveva cessato di smentire prima. O Malamente, capo della procura di Napoli, rilasciava un’intervista sul tono di quei lunghi singulti gallinacei che si insinuano nel meriggio estivo dove prevedeva di far prelevare dai carabinieri il Presidente del Consiglio se non fosse caduto nella trappola di presentarsi a Napoli come testimone. Bersani e Casini giocavano ad Anghingò il Governo a chi lo dò, se lo diamo a Mario Monti non ritornano più i conti, e se andiamo all’elezioni ci rifrega Berlusconi.

Il cavaliere no, non si trovava a Bruxelles per spiegare la manovra in due minuti, ma per compiere un gesto disperato: spedire a se stesso e al governo italiano la lettera con il falso mittente “Bce” nella speranza di veder realizzato sotto cotanto stimolo ciò che lui, povero, sta tentando di realizzare dal ’94. Così il testo pubblicato dal Corriere della Sera non è altro che il programma dell’allora nascente Forza Italia virgole comprese. Nel primo capitolo si contempla l’invito a superare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ricordiamo. Cofferati portò tre milioni di cestini del pranzo a Roma ad ognuno dei quali distribuì un pensionato. Era lo stesso Cofferati che tempo prima aveva parlato di un Biagi (vivo ancora per poco) “limaccioso” nel suo intendere il lavoro flessibile. In Italia il lavoro è come l’alta tensione, se lo tocchi muori. Tanto che il giuslavorista del Pd Pietro Ichino (che non si capisce perchè da vent’anni tenti di convincere i Bersani del suo partito – grandi passeggiatori al fianco della Cgil – a condividere le stesse riforme del lavoro che Berlusconi tenta di fare da vent’anni), è tra le persone più scortate d’Italia.

Secondo capitolo. Dove Berlusconi tramite la Bce, ci implora di mettere mano alle pensioni. Già fatto, come dice la bambina dell’iniezione. Ma fu per le pensioni che Scalfaro e la Lega, “la costola della sinistra” di dalemiana memoria, fecero la cianca Letta al Governo. Capitolo terzo secondo Brunetta: il pubblico impiego. Avrebbe ragione il ministro a renderlo più efficiente, ma una parte consistente degli impiegati non sa proprio che cosa fare. Prima di essere qualitativo, il problema è quantitativo. Professor Brunetta, lo dicemmo già nel ’94: gli impiegati sono troppi. Ma al tempo erano gli elettori di Fini e Fini cominciò a fare quel futuro i cui risultati oggi tutti (escluso Bocchino) possiamo costatare applicando di persona un aumento ai loro salari devastante per il debito pubblico e peggio ancora senza pretendere contropartita alcuna. Avanti, (dicesse Lavitola).

Già nel ’94 il cavaliere disse: «Municipalizzate, alzatevi e privatizzatevi», ma la Lega non volle, le sinistre nemmeno, come faremo a fare l’amor. Ed egli ebbe pure a parlare degli ordini professionali: «essi non sanno i danni che fanno», disse. Poco ci mancò che lo crocifiggessero con tutto il doppio petto. Poi la scala Richter dei danni delle sinistre. Riforma costituzionale del titolo quinto: quinto grado, appunto, della scala: macerie e macerie dappertutto. Referendum abrogativo della devolution: ottavo grado: rasa al suolo la riforma dello Stato. Referendum contro la privatizzazione dell’acqua: sesto grado: difficilissima, se non impossibile la ricostruzione. Rifiuto del piano casa: quarto grado con epicentro nelle regioni rosse: irreparabili i guasti all’occupazione. Le ultime scosse hanno avuto come epicentro la Confindustria, il Vaticano e una fabbrica di scarpe. Sembra che tutti vogliano che si realizzi adesso e con furia quello che hanno impedito a Berlusconi di realizzare dal 1994. È ora di scendere in campo Cavaliere. Ed è giunto il tempo di Fare Passato.

www.caravella.eu 4.10.2011

Struttura Delta?
Mario Giordano

Repubblica grida allo scandalo per le intercettazioni di Bergamini e Mimun. Ma dimentica che sono i suoi amici di sinistra ad aver okkupato la tv di Stato. La vera lobby? E' il soviet sindacale Usigrai aiuto Diciamocela tutta: se la struttura Delta esistesse, bisognerebbe licenziarla subi­to.

Da qualche giorno Repubblica è impegnata a rovistare nella spazzatura degli archivi per dimostrare che dietro la Rai c’è una potente organizzazione (la struttura Delta per l’appunto) impegnata a trasformare la Tv pubblica in una succursale di Forza Italia prima e del Pdl poi, favorendo manovre pro-Mediaset.

Ma il solerte impegno delle penne debenedettiane fa venire in mente una sola e pressante doman­da: fra un articolo e l’altro, questi sa­pientoni, l’avranno trovato il tem­po di accendere qualche volta la Tv? In effetti se tutto quello che la potente organizzazione è riuscita a produrre, con anni di macchinazio­ni, trame oscure, accordi segreti e pianidiabolici, è il palinsesto di que­sti ultimi anni Rai, beh, è roba da chiedere l’immediata risoluzione del contratto per giusta causa. Inde­gnità manifesta ad essere agenti Delta.

raiFateci caso: Santoro ha continua­to a imperversare, Fazio si è guada­gnato spazi e prime serate, la Gaba­nelli è andata avanti come un rullo, Floris pure, Bianca Berlinguer e Maurizio Mannoni hanno «okku­pato » la seconda serata insieme alla immarcescibile Dandini che sul suo divano ospita solo esponenti della sinistra.

Vuoi cambiare canale? Nessun problema:su Raidue c’è Giovanni Minoli, su Raitre è arrivato l’ex Repubblica Mario Calabresi, e l’unico spazio libero al mattino è andato ad Andrea Vianello (pure lui di area).

Sempre al mattino su Raitre c’è anche il commissario del popolo Corradino Mineo, il quale gestisce anche un’intera struttura di reduci dall’ Unità e da Paese Sera , capaci di realizzare Rainews24, me­morabile all news in salsa rossa dal sapore vagamente bulgaro.

Tutti i giornalisti sono governati dall’Usi­grai, che sta nella sinistra come il sa­le sul branzino. E la domenica è territorio di scorribande per Riccardo Iacona (ex Santoro) e soprattutto per Lucia Annunziata, incaricata di «dettare l’agenda alla politica», come ha dichiarato bellamente il suo direttore di rete. Come minimo, andrebbe retro­cessa. Addio struttura Delta: per in­degnità bisognerebbe ribattezzar­la struttura Lambda o strutturaThe­ ta. Facciamo struttura Omega e non se ne parli più: in fondo, come Spectre invisibile, siamo veramen­te all’ultimo posto in classifica.

Tutti bravi professionisti, per l’amor del cielo, tutte persone validissime: ma come presunti macchinatori, beh, lasciano il tempo che trovano. Loro stanno lì a chiacchierare di Masotti e Pionati (discorsi importanti, si capisce) e intanto a viale Mazzini la vera struttura Delta, quella della sinistra che ormai s’è in­ cistata anche nel mobilio, decide tutto. Fissa i programmi e distribuisce i soldi. Tanti soldi. Per dire: i gior­nalisti di Repubblica si scandalizza­no perché i presunti berluscones (gente del popolo) parla del denaro in modo gergale, chiamando i mi­lioni «cocuzze». Si capisce: Fabio Fazio non lo direbbe mai, lui usa termini assai più forbiti.

Sarà per que­st­o che alla fine di cocuzze ne incas­sa sempre di più. Che ci volete fare? In fondo è sem­pre stato così. Ma visto che i giorna­­listi di Repubblica , in questi ultimi giorni, hanno scoperto un certo amore per l’archivistica, consiglia­mo loro di andare ancora più a fon­do nelle ricerche. Perché fermarsi al 2005?

Studino la pratica almeno fino al 2000-2001. In effetti se si vo­gliono conoscere i segreti del pote­re occulto in Rai, le macchinazioni ai vertici di viale Mazzini, la commi­stione di politica e Tv pubblica, beh, lì si possono trovare delle vere meraviglie. Lezioni di struttura Del­ta. Anzi, anche di più: qui siamo a struttura Alfa e struttura Beta. Ricor­date, tanto per dire, il presidente Rai Roberto Zaccaria? Nel settem­bre 2000, alla vigilia della campa­gna politica per le elezioni 2001, radunò a casa sua due consiglieri d’amministrazione (Stefano Balassone e Vittorio Emiliani) e tre politici della sinistra esperti di media (e non solo): Walter Veltroni, Vincenzo Vita e Giuseppe Giulietti. E insieme, tra un piatto raffinato e l’altro, senza parlare di cocuzze, ma al massimo di soldi, decisero di usare la Rai (servizio pubblico) come un manganello politico contro il candidato Berlusconi.

E così fu, in modo coordinato e organizzato, a comin­ ciare dalla primavera: partì Trava­glio sul Satyricon di Luttazzi, conti­nuò Santoro riprendendo il tema e aggiungendoci la discussa e forse manipolata intervista a Borsellino, ripresa (guarda caso) da Rainews, e si continuò con una campagna me­diatica tanto orchestrata quanto violenta che non risparmiò nessuno spazio e nessun veleno, fino ad arrivare alle interviste combinate e antiberlusconiane di Enzo Biagi, prima a Montanelli e poi a Benigni proprio alla vigilia del voto.

Alla fine, nonostante la sconfitta subita, tutti i leader della sinistra ri­conobbero che­la Rai li aveva aiuta­ti a conquistare alcuni milioni di vo­ti. E Freccero ne rivendicò pubblica­mente il merito: «Ho quasi salvato l’ Ulivo». Invece il direttore genera­le, Pierluig Celli , rassegnò le dimis­sioni: lui pensava di dirigere la Rai e invece aveva scoperto che la Rai era diretta dagli accordi sotterranei sta­biliti dalla sinistra nei ritrovi serali di Veltroni, Giulietti & C. Patti veri, macchine perfette, mobilitazione pesante: altro che struttura Delta, altro che le chiacchiere della Berga­mini e di Mimun su Giorgino e Ma­ sotti.

Come dice Francesco Merlo su Repubblica ? «La lingua del co­mando »? Ecco:quella in viale Maz­zini la conoscono davvero bene. Ma la lingua del comando di viale Mazzini non c’entra niente con For­­zaItalia, ilPdloilpartitopro-Media­set. È la lingua che dice sempre sì agli ordini della sinistra. E chissà perché, viene comunque conside­rata raffinata. Anche quando non fa altro che leccare i piatti serviti a cena a casa di qualche Zaccaria.

IlGiornale 3.7.11

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