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Il bunga bunga dei Di Pietro’s boys?
Mario Giordano

giordanoLo diciamo subito: noi non ci crediamo. È tutta una montatura, una vera diffama­zione in stile Espresso . La solita macchi­na del fango dell’armata De Benedetti.

Il senatore Stefano Pedica e l’onorevole Pierfelice Zazzera, in realtà, sono due ga­lantuomini. Non hanno mai chiesto fa­vori sessuali a chicchessia, non hanno mai promesso posti alla Camera in cam­bio di seratine a luci rosse. Se invitavano ragazze, era solo per trascorrere con lo­ro cene eleganti . E se le aiutavano era per generosità, chi lo sa?, forse pensava­no fossero nipoti di Mubarak.

Adesso, lo so, sarebbe facile fare dell’ironia sull’Italia dei Calori, il partito dei celoduri e pu­ri, quelli che volevano avere la schiena dritta e invece di dritto avevano soprattutto altro. Sarebbe troppo facile scherzare sul fallo (da espul­sione) dei moralizzatori, che di giorno tuonavano contro i festini ad Arcore e di sera li organizzavano a Massafra (Taranto), sareb­be invitante cercare l'indi­rizzo esatto della via Olgetti­na di Brindisi ed elencare le ragazze che i parlamentari dell’Idv hanno tentato di portare prima in camera d'albergo e poi alla Camera dei deputati. Ma lo ripetia­mo: noi non ci crediamo. È solo diffamazione.

dipietro E se nel bunga bunga dell’Italia dei Calori c’è il rischio che al­l’improvviso appaia qualcu­no vestito da poliziotto non è certo una ragazza in vena di sexy. Al massimo è Di Pie­tro in vena di nostalgia. Però, lo vedete, a volte basta poco a finire nella macchina del fango. Basta che qualcuno presenti una de­nuncia, basta che la Procu­ra di Bari apra un'inchiesta, basta che due nomi finisca­no nel frullatore e zac, l’ Espresso non si tiene e pub­blica subito tutto .

Se poi la denuncia arriva da un ex compagno di partito dei due parlamentari Idv, come Michele Cagnazzo, esperto di criminalità organizzata ed ex responsabile dell’Os­servatorio pugliese sulla le­galità, c’è il rischio che qual­cuno lo prenda persino sul serio. Non noi, però, sia chiaro. Noi sappiamo come vanno queste cose. E restia­mo convinti che la Repubbli­ca abbia bisogno di cani da guardia, più che di Cagnaz­zi: osservare la legalità è me­ritorio, ma osservare quel che succede tra le lenzuola assai meno. Libera mutan­da in libero Stato, verrebbe da dire. Anzi, da proclama­re.

Ma sì, insomma: se la si­gnora C.M., 31 anni, laurea­ta in giurisprudenza e disoc­cupata, dopo aver incontra­t­o l'onorevole Zazzera ha de­ciso di frequentarlo, che c’importa? Se poi ha accetta­to pure le sue avance e si è infilata nel suo letto speran­do di ottenere un posto all' ufficio legislativo del Parla­mento, saranno forse fatti nostri? E se dopo aver con­cesso i suoi favori sessuali in un hotel di Massafra ha dato il bis in un albergo di Roma «accondiscendendo alle richieste», che ci possia­mo fare? Ognuno accondi­scende a quel che vuole e può, si fa organizzare bunga bunga su misura, prova a da­re il meglio di sé, magari al­largando il giro delle cono­scenze. Se la signora C.M., per esempio, ha pensato be­ne di allargare il suo giro di conoscenze, dopo l'incon­tro con l'onorevole Zazzera, finendo in un hotel di Brin­disi con il senatore Pedica, che male c'è? Se le Procure dovessero indagare su ogni cena elegante che si fa in Ita­lia con signore che accondi­scendono, beh, si salvereb­bero davvero in pochi. E poi tutto ciò sarà vero? Bisogna dimostrarlo, prima di infangare le persone.

Noi, l'abbiamo dichiarato, non ci crediamo. Dice la de­nuncia che la signora C.M., per altro, nemmeno allar­gando il suo giro di cono­scenze con il senatore Pedi­ca sia riuscita a ottenere l'ambito posto all'ufficio le­gislativo. In compenso sa­rebbe stata inserita (a sua in­saputa) nella lista Idv alla Puglia, come una Nicole Mi­netti qualsiasi. Almeno così scrive l' Espresso che però or­mai è diventato l’Espsesso, più morboso di certe zitelle inacidite: da quando non può più inseguire le bandie­re rosse si accontenta di in­seguire tutte le luci rosse che vede. Il risultato lo conoscete: la solita macchina del fango.

Ma noi, sia chiaro, non ci crediamo. Non crediamo nemmeno a una virgola. E non cadiamo nella trappo­la: fin troppo facile discetta­re della scandalosa Puglia terra di olio e di escort, fra D'Addario, Frisulli e Taran­tini.

Fin troppo facile getta­re fango su due politici di­fensori dei valori (maschi­­li), troppo facile ironizzare sui membri (e che membri) del Parlamento, giocare con il partito dei don chi­sciotte lancia in resta. No, non ci stiamo: giù le mani dal bunga bunga dei ragazzi di Tonino.
Stavolta vanno capiti, e vanno difesi.
Del re­sto il loro slogan è sempre stato chiaro: più pene per tutti !.

IlGiornale 17.6.2011

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