La rassegna stampa più divertente
del web per l'EDICOLA-NEWS.net

Tutti gli articoli scelti per Edicola-news.net

La Casta si fa pure la polizza Contro di noi, a spese nostre.
di Francesco Borgonovo
La Regione Sicilia teme i cittadini, o meglio la loro rabbia. Ecco l'assicurazione che copre lesioni, morsi e avvelenamenti.
Metti che il cittadino finalmente si ribelli e decida di aspettarli fuori dal parlamento per lanciare monetine. Metti che la folla esasperata si munisca di torce e forconi e tenti di scannarli come capretti sulla pubblica piazza.
I signori onorevoli saranno anche pronti ad affrontare le offese verbali, ma nella prospettiva di un rischio fisico bisogna pur tutelarsi. E infatti si sono fatti l’ assicurazione sul linciaggio.
Dal 13 luglio - giorno dell’approvazione da parte del Consiglio di presidenza - i componenti dell’Assemblea regionale siciliana (Ars), cioè il parlamento isolano guidato da Raffaele Lombardo, beneficiano di una convenzione stipulata dal Fondo assistenza e solidarietà regionale con la Cassa di assistenza sociale e sanitaria Caspie. Come spiegava ieri su Italia Oggi Antonio Calitri, alla modica cifra di 1.485 euro i parlamentari potranno contrarre una polizza di assistenza sanitaria integrativa, che nemmeno si pagheranno per intero: metà sarà a carico loro, metà la finanzieranno gentilmente le tasche della Regione.
Fin qui sembrerebbe il solito benefit da nababbi tipico degli onorevoli siculi. E in effetti le facilitazioni sono cospicue: rimborsi fino a 250mila euro per le prestazioni sanitarie o addirittura 500mila euro in caso di interventi particolari. Roba che un fesso qualsiasi come il sottoscritto se la sogna. C’è perfino la possibilità di estendere la polizza ai familiari al costo di 1.190 euro cadauno (o 850 se sono più di tre).
Ma l’idea veramente geniale è quella di includere alla voce «casi particolari di infortunio» anche l’ipotesi diassalto da parte degli elettori imbestialiti. Facciamo un esempio. L’onorevole viene bersagliato da una pioggia di euro tipo Hotel Raphael? Niente paura, è assicurato contro «tumulti, atti violenti e aggressioni». Sappia dunque Antonio Di Pietro - il quale poco tempo fa ha dichiarato che presto gli italiani esasperati torneranno a lanciare monete - che così facendo si rischia di arricchire la casta.
I componenti dell’Ars non hanno tutti i torti. Con l’astio popolare che sta montando contro i politici, bisogna pararsi le chiappe. E stare pronti alla pugna. Anche perché l’assicurazione regionale copre pure le «lesioni sofferte per legittima difesa, stato di necessità o dovere di solidarietà umana».
Se un commando di lettori del Fatto ti aggredisce fuori dal parlamento, tu li prendi a sberle e mentre meni ti lesioni una mano, la Regione te la ripaga nuova, così sei pronto a pigiare di nuovo il bottoncino della votazione in aula. Ma prendiamo che i lettori del Fatto stiano bastonando un tuo onorevole collega, tu che fai? Fossi matto, risponde il siculo scaltro, me la do a gambe. Invece no: puoi tranquillamente giungere in suo soccorso munito di bastone, poiché senza ombra di dubbio sarebbe un caso di «solidarietà umana».
Oddio, e se il deputato Turi si mangia un chilo e mezzo d’impepata di cozze e poi si sente male, che devo fare? Le mangio anche io e a quelli della lavanda gastrica dico che mi sono ingozzato per solidarietà umana? Beh, in effetti il cavillo regge... La copertura assicurativa per gli «infortuni che si verifichino nell’esercizio delle funzioni istituzionali», tuttavia, è ancora più estesa.
I politici non sono al sicuro solo dagli attacchi di sparuti facinorosi, ma pure dai tumulti di ampie dimensioni. La polizza paga anche in caso di «rischio insurrezione». Casomai ai siciliani vessati dalle inefficienze della loro amministrazione venga in mente di organizzare nuovi Vespri o di armarsi per far piazza pulita dei governanti, questi ultimi saranno ripagati del danno.
Attenzione però, perché il cittadino è subdolo. Egli, spinto dall’ira funesta contro il politicante sprecone, potrebbe anche decidere di avvelenarlo mentre si reca al bar a sorbire il cappuccino. Infatti l’atroce «avvelenamento» è coperto dall’assicurazione. Immaginiamo che siano terribilmente crudeli questi siciliani, poiché anche «asfissia e soffocamento» sono ripagati. Sai, in caso l’indignato di turno assalga il deputato e tenti di strangolarlo.
C’è pure un rimborso per le «infezioni conseguenti da morsi»: nelle notti di pleniluio i siculi mannari in piena crisi d’antipolitica s’aggirano per le strade in cerca di Lombardo, per affondargli i denti nei garretti. Ah, è previsto anche un rimborso in caso di «annegamento».
Infatti il pericolo di affogare nel ridicolo è ai massimi livelli.
di Francesco Borgonovo 05.08.2011

Gianfranco Fini sogna un "autunno caldo" Ma lui è già... bollito
di Mario Giordano
Il presidente della Camera batte un colpo e annuncia il suo imminente ritorno.
Voleva essere il leader del rinnovamento, ma è diventato un "desaparecido"
Accidenti, Fini progetta il ritorno. L’ha confidato alla Stampa e il titolo a tutta pagina fa un certo effetto: ritorno? Ma, come, non è appena partito? Un’avventura politica che compie un anno e già è costretta a annunciare il «ritorno» decreta da sé il suo fallimento. Vi pare? Dopo un anno di vita si annunciano i risultati ottenuti, le certezze consolidate, i punti fermi, magari una «seconda fase» o un «balzo in avanti». Fini, evidentemente, non ha nulla di tutto questo da poter raccontare. E così si aggrappa al «ritorno». Che è come dire: «Ehi ragazzi, guardate che a differenza di quel che sembra io sono vivo». Lecita speranza. Del resto, si sa, sono proprio gli zombie che a volte ritornano.
Ma ciò che ancora più colpisce nel retroscena giornalistico della Stampa, assai ispirato e documentato, è il linguaggio usato per annunciare questo ritorno: nelle ultime settimane Fini avrebbe avuto «contatti a 360 gradi» (360 gradi! Straordinario: significa che fa il girotondo e resta fermo allo stesso punto?) e, forte di queste relazioni annuncia che «sarà un autunno caldo». Perdindirindina. «Autunno caldo». Lo giuro che ha detto proprio così. Manca solo qualche riferimento alla polizia che brancola nel buio, alla necessità di aprire un dibattito e all’asfalto reso viscido dalla pioggia e poi il campionario dei luoghi comuni sarebbe completo. Sarà un autunno caldo, si capisce. Del resto si sa, che non ci sono più le mezze stagioni.
Ma Fini non era quello che si presentava come l’uomo del futuro? Non voleva incarnare il rinnovamento della politica, dei suoi riti e, di conseguenze, del suo linguaggio? Sic transit gloria Gianfranchis: il rinnovamento si schianta su un’estate da desaparecido, roba da chiamare il «Chi l’ha visto» di Montecitorio per trovare tracce di presenze finiane sulla scena dell’attualità. E quando, proprio nel giorno dell’esodo estivo, l’ex rampante rapidamente appassito decide di battere un colpo, in realtà gli viene fuori una cilecca da far preoccupare pure madamine Tulliani (se tanto mi dà tanto). «Preparo il ritorno, sarà un autunno caldo». Pofferbacchio, che progetto politico incisivo. E il documento programmatico per l’esplosivo ritorno di settembre come s’intitolerà? «Piove governo ladro»?
Per carità, è noto che a Gianfranco non è mai piaciuto faticare e lavorare. Ma se si impegnasse un po’ pure lui potrebbe fare di meglio. Non credete? La formula dell’autunno caldo la sentiamo ripetere ossessivamente almeno dal 1969. Da allora non c’è stato autunno che non sia stato per qualche ragione caldo. Così come non c’è stato redattore pigro e sfaccendato che non abbia fatto ricorso alla formula per comporre un titolo di giornale. A Ferragosto c’è l’esodo, a Natale c’è la corsa al regalo, Pasqua con chi vuoi, a novembre nebbia in Val Padana, e ad agosto si aspetta l’autunno caldo. E per rinfrescarsi niente di meglio che un bel bagnetto nel mare di Ansedonia, vero presidente?
La villa presa in affitto nella ridente località (guai a chi mi corregge: se l’autunno è caldo, le località sono ridenti. E magari con i bambini festanti), del resto, è l’unica cosa che accomuna quest’estate finiana con quella di un anno fa. Ricordate? Allora Gianfranco aveva appena rotto con Berlusconi e stava sugli scudi, viaggiava con il vento in poppa insieme con il manipolo dei suoi presunti eroi. Venne Mirabello, venne Bastia Umbra, le truppe del Fli parevano lanciate alla conquista dell’azzurra primavera, destinate a dilagare fra i rottami del berlusconismo....
E oggi? Com’è diversa la scena: sconfitto alla prova di forza di dicembre, massacrato alla prova elettorale in maggio, abbandonato anche dai suoi fedelissimi, rintanato nella ridotta di Bocchino, quattro gatti e tanta bile, l’ex leader di An è finito ai margini della vita politica. Quasi quasi uno fatica a ricordarsi della sua esistenza: Gianfranco chi? Funari? Ma non era morto?
Dicono che l’Elisabetto di Montecitorio sia sollevato perché «di dimissioni dalla presidenza della Camera non si parla più». E certo che non si parla di dimissioni: la presidenza della Camera non esiste più. È poco più di nulla, politicamente parlando. E al nulla si possono forse chiedere dimissioni? I pochi fedelissimi rimasti accanto a lui, però, per cercare di consolarlo e tirarlo su di morale vanno in giro dicendo che Gianfranco è «molto carico».
Naturalmente noi gli crediamo. Si capisce: molto carico. Ma ecco, ci viene un dubbio: se un leader politico «molto carico» dopo settimane di silenzio se ne esce con la proposta di Maroni premier e si becca pesci in faccia da tutti; e se poi, dopo cinque giorni, torna a parlare per annunciare il suo «ritorno», ammettendo che in un anno è già riuscito nella difficile impresa di sparire; ebbene, se fa tutto ciò quando è «molto carico», quando non è carico che diavolo succede? Per la risposta attendiamo l’autunno. Che, caldo o non caldo, è comunque la stagione giusta per i bolliti.
ilGiornale 31.7.2011
La Macchina del Fango?
Mario Giordano
Com’è cominciato il caso Noemi? Con un articolo di Repubblica. Chi è che ha cercato di trasformare un divorzio in uno scandalo istituzionale? Sempre Repubblica. Chi è che prende un operaio pregiudicato, attendibile come un venditore di tappeti finti, e lo trasforma nel «teste chiave» dell’operazione? Ancora Repubblica. E chi è che scatena i suoi cronisti a caccia di rivelazioni piccanti su Berlusconi, per cercare di sostenere un servizio intitolato "l’
Harem di Silvio " ?,
L'espresso, il settimanale del gruppo Repubblica.
Mi rendo conto, come voi, cari lettori, che questa campagna elettorale ha toccato il fondo. Mi rendo conto che negli ultimi giorni non s’è più parlato di sicurezza edi immigrazione perché eravamo troppo occupati dietro le esternazioni di Laura del Grande Fratello. Mi rendo conto che tutti i quotidiani stanno trascurando le future politiche sociali europee perché devono dare spazio alle precisazioni di Apicella o alle lettere di Gino ’o pollo. Ma vorrei che fosse chiaro un punto: se tutto ciò succede è perché un grande gruppo editoriale italiano, a un certo punto, ha deciso di impegnarsi ventre a terra non per informare, non per avanzare idee o proposte, non per sostenere le tesi di questo o quel candidato, ma solo per distruggere Berlusconi. Questo è successo nel Paese in quest’ultimo mese. Niente di più, niente di meno. È partito un attacco furibondo per fare a pezzi non un partito, non una linea politica, non uno schieramento elettorale, ma un uomo.
E per cercare di ottenere questo risultato i giornalisti del gruppo di De Benedetti non si sono fermati davanti a nulla: non hanno esitato ad utilizzare mogli, fidanzati, ex fidanzati, zie, nonne, cugini, soubrette e paillettes. Non hanno esitato a trasformare un quotidiano politico in «Repubblichella 2000», non hanno esitato a trasformare ex inviati con i baffi in epigoni di Fabrizio Corona, ottimi candidati per la prossima direzione di Eva Express. Vi fa schifo? A noi sì, un po’. Ma il terreno della partita non l’abbiamo deciso noi: altrimenti avremmo scelto un campo un po’ più asciutto. Evidentemente a loro piace giocare in mezzo al fango.
Fango erano le dichiarazioni dell’ex fidanzato Gino, come abbiamo definitivamente dimostrato sul Giornale. E fango è quello che gli inviati del gruppo debenedettiano stanno cercando di raccogliere in giro per l’Italia. Effettivamente sono scatenati. Ieri vi abbiamo trascritto la testimonianza di una ragazza, Laura, già partecipante al Grande Fratello, che è entrata in contatto con alcuni giornalisti dell'Espresso, ben disposti a pagarla per riuscire a incastrare Berlusconi.
L'espresso ha smentito di aver offerto soldi per intervistarla. E i casi sono due: o all’Espresso non sanno leggere oppure ciurlano nel manico. Noi, infatti, non abbiamo mai scritto che loro offrivano soldi per intervistarla. Abbiamo Scritto che offrivano soldi per avere prove (sms, regali preziosi, foto piccanti). E questo l’Espresso non lo smentisce, perché non può smentirlo. Fra l’altro, è tutto registrato.
E allora dicano i colleghi dell’Espresso: è vero o no che hanno contattato decine di ragazze del mondo dello spettacolo negli ultimi giorni? È vero o no che con loro hanno fatto domande e insinuazioni pesanti sulla vita privata di Berlusconi? È vero o no che a Laura hanno chiesto: «Berlusconi ti ha mai raccontato di essere stato con due donne insieme »? È vero o no che le hanno chiesto anche: «Ha controllo come uomo o no?». È vero o no che si sono detti disposti a comprare foto capaci di «renderlo ridicolo»? È vero o no che come foto capaci di «renderlo ridicolo» hanno portato a esempio «due donne che si baciano o che fanno lo spogliarello»? È vero o no che fra un’insinuazione e l’altra hanno anche tirato fuori come «leggenda metropolitana » quella secondo cui il premier si farebbe punture nel pene per avere rapporti sessuali che durano ore? È vero o no che sono scesi a tal punto nei particolari intimi che Laura a un certo punto ha domandato: «Mi state chiedendo se ce l’ha grosso»? E soprattutto: è vero o no che si sono detti disposti a pagare per vedere un ipotetico sms privato di Berlusconi, pur sapendo che si sarebbe trattato di palese violazione della privacy?
Visto che i colleghi dipendenti da De Benedetti amano tanto le domande, provino a rispondere a queste, se ci riescono. Lo ripetiamo: la conversazione è registrata. A noi resta un Po’ d’amarezza perché l’ultima settimana elettorale comincia a un livello non propriamente europeo. Ma se siamo arrivati fin qui, è chiaro, dobbiamo dire grazie a Repubblica& C: quando hanno capito che con Franceschini la campagna elettorale sarebbe stata un calvario e che non c’erano temi veri per attaccare il governo, hanno deciso di scendere al punto G, come gossip, e hanno scatenato la campagna Noemi.
Dalla critica politica alla distruzione privata, dai temi dell’euro a quelli della neuro: la cosa veramente sorprendente è che, con decine di giornalisti sguinzagliati, budget illimitati, tonnellate di interviste raccolte, miriadi di fotografi interpellati, non hanno trovato nulla per incastrare il premier. Nulla di nulla. E così la malvagità di questa operazione, a una settimana dal voto, finisce per rivoltarsi tutta contro di loro, in un altro clamoroso autogol. Poveretti: prima vedevano solo nero, poi si sono dedicati alla cronaca rosa. Ma, alla fine, il risultato cromatico non cambia: vanno sempre in bianco...
Il Giornale 1.6.2009