La rassegna stampa più divertente
per l'EDICOLA-NEWS.net

Tutti gli articoli scelti per Edicola-news.net
menu
La D’Addario: "Sono stata usata per colpire Berlusconi"!
di Massimo Malpica
La escort che infangò il Cav rivela: "Fui spinta dalla mia legale a dire bugie a giornali e Pm". E spunta un suggeritore politico
Roma - «Usata dai nemici di Berlusconi, a mia insaputa».
Due anni dopo, la verità è capovolta. La protagonista è sempre lei, Patrizia D’Addario, che non cambia la sua versione sulle serate con il premier, ma fornisce una versione opposta sul contesto del suo «sfruttamento mediatico», accreditando la teoria del «complotto» per colpire Silvio Berlusconi.
La rivelazione, da prendere con la dovuta prudenza, arriva in un’intervista a Libero nella quale la D’Addario sostiene tra l’altro di non aver mai fatto la «escort», di essere stata pagata da Tarantini per le due serate romane nella residenza del premier come «rimborso spese di viaggio». E, appunto, di essere «stata usata dai nemici di Berlusconi a mia insaputa ovviamente». «Si sono serviti di me - racconta a Cristiana Lodi - strumentalizzata e poi gettata via».
I nemici avrebbero anche una matrice politica e non necessariamente di sinistra.
Patrizia sostiene di essere finita in procura perché spinta dal suo avvocato, Maria Pia Vigilante, che le disse «che dovevo consegnare quel materiale per difendere la mia vita», poiché in quel periodo si moltiplicavano le minacce. E il legale, secondo la D’Addario, le avrebbe anche detto che «se non fossi andata in Procura» a raccontare le serate col premier «sarei finita in prigione per falsa testimonianza ed estorsione», mentre «se io avessi riferito e documentato tutto al magistrato e alla stampa, mi sarei salvata e sarei diventata famosa», e «avrei guadagnato soldi da libri e interviste». Soldi che, aggiunge la donna barese, «non ho mai intascato».
Così ecco che la D’Addario torna a dire di voler «parlare al presidente» per dirgli «la verità», ossia che «per danneggiare lui, c’è chi è pronto a usare le persone fragili e sfortunate come me».
Nella versione 2.0 delle verità di Patrizia finisce anche l’innesco dell’affaire barese, ossia l’intervista concessa al Corriere della Sera, voluta secondo la D’Addario sempre dalla Vigilante: «Convocò - racconta - il Corriere (...) io quell’intervista non volevo farla, c’è chi mi ha vista piangere per questo, e che senso avrebbe avuto chiamare i giornalisti nel suo studio oltretutto a mia insaputa se non per fare un’intervista?».
Ma anche sul libro «Gradisca presidente», scritto col capo della redazione barese del Corriere, Patrizia ha qualcosa da dire: «Le bozze venivano corrette di notte a mia insaputa, per farmi poi firmare le liberatorie il giorno successivo ma senza darmi il tempo di leggere le modifiche apportate. Molte frasi riportate in quel volume mi sono state attribuite anche se io non le ho mai pronunciate».
Torna dunque la teoria del complotto, e a rilanciarla è proprio la D’Addario che prossimamente verrà convocata anche in Procura per rettificare le sue precedenti versioni.
IlGiornale.it 17.7.2011
Se Patrizia D'Addario fa l'oracolo a gettone
di Vittorio Feltri
La D’Addario ha ritrattato il suo racconto: "Sono stata usata per colpire Berlusconi". Il dilemma a questo punto è: bere la seconda versione come bevemmo la prima? E così Patrizia D’Addario ha ritrattato il suo racconto entrato di prepotenza, un paio di anni orsono, nella letteratura mignottesca. Storia di amplessi notturni a Palazzo Grazioli, dimora romana di Silvio Berlusconi, attorno alla quale fu costruito uno scandalo mediatico ricco di forzature e con qualche incognita. La protagonista rivelò i dettagli dei suoi incontri al Corriere della Sera (addirittura) e per rendersi credibile esibì le prove: la registrazione, mediante cellulare, delle performance.
Strano, commentammo, che una gentile signora abbia immortalato le sue prodezze a letto col premier: a quale pro? Probabilmente perché aveva intenzione di usare il filmato acquisito per scopi poco nobili: incastrare il Cavaliere, ricattarlo, insomma trarre dei benefici economici diretti. O indiretti, nell’eventualità che avesse agito su commissione, stimolata da un mandante. Sia come sia, gli effetti dell’operazione spionistica da materasso furono devastanti per la reputazione e l’immagine di Silvio Berlusconi.
A distanza di tanto tempo, contrordine compagni. Madame Patrizia si è confessata a Cristiana Lodi, inviata extralusso di Libero, e ha sputato il rospo con la stessa disinvoltura con cui - a suo dire - l’aveva ingoiato dietro insistenze di vari personaggi interessati a sputtanare il capo del governo.
«Fui costretta - afferma oggi - a fare ciò che feci dietro pressioni di gente ingannatrice». Questa la sintesi della ritrattazione. Il dilemma a questo punto è: bere la seconda versione come bevemmo la prima? Giudichi il lettore.
Noi aggiungiamo solo una chiosa. Quando la D’Addario narrò i fatti al Corriere della Sera e ad Annozero (di Michele Santoro), le sue parole furono prese quale oro colato, e lei venne promossa eroina sul campo, lodata da politici di sinistra e scribi di area, cioè l’ottanta per cento degli iscritti all’Ordine. E adesso che si è rimangiata tutto, e dichiara di essere stata vittima di subornatori e subornatrici che la indussero a mentire? Gli stessi che la portarono in palmo di mano e le spalancarono l’uscio della notorietà, la liquideranno con una alzata di spalle: diranno che è indegna di essere ascoltata. E calerà il silenzio.
Il D'ADDARIO -Show a Parigi è un flop
di MarcelloFoa
nostro inviato a Parigi
2.8.2009
Nella capitale francese il party "I love Silvio". Il pubblico? Solo fotografi, giornalisti e 5 spettatori. La escort: "Ho scritto una canzone su di me. In Italia non mi sento sicura". "Patrissià finge di cantare, poi si siede su una Vespa ammiccante. Intervistata in uno sgabuzzino
«Ma dov’è Patrizia D’Addario?», chiedono tre studentesse italiane in vacanza a Parigi. Sono le 23.30 e siamo sul marciapiede di Boulevard de Strasbourg di fronte alla discoteca «Le globo». Patrizia non c’è. A dir la verità non c’è nessuno, a parte una trentina di giornalisti e fotoreporter, per lo più italiani. Ah, dimenticavo: anche un attivista del Pd di mezza età in bermuda e sua moglie. Cinque spettatori cinque. Ma non doveva essere l’evento dell’estate?
Sul web l’avevano presentato bene: «I love Silvio. Party all’italiana». Con la tombeuse che in francese ha un doppio significato: può voler dire «fa infatuare» o «fa scivolare». Chi? Ma Berlusconi, naturalmente.
«Le globo» aveva annunciato «folle di ammiratori», disposti a tutto pur di vantarsi di aver passato una notte con la donna più famosa del momento.
Ma alle 23.30 non si vede nessuno, a parte una trentina di giornalisti e fotoreporter. Altro che locale chic, in, freak: «Le Globo» sorge in pieno Saint Denis, la Babele di Parigi, tra ristoranti indo-pakistani, drogherie magrebine, parrucchieri per soli neri e l’ingresso è piuttosto dimesso. Ma tutto è studiato per comunicare la sensazione di una serata esclusiva.
All’entrata tre giganteschi buttafuori filtrano i visitatori, mentre un’addetta alle Pubbliche relazioni controlla minuziosamente i nomi dei giornalisti accreditati. Vuole la tessera dell’ordine e avverte che saremo perquisiti. Un fotografo viene allontanato. Pensiamo: «Se sono così rigorosi significa che sotto la discoteca è già piena».
Entriamo e ci viene consegnata «la maschera di Berlusconi», come era stata presentata alla vigilia, ma è una foto di una decina di centimetri ritagliata all’altezza degli occhi a cui è stato aggiunto un elastico, troppo piccola per essere indossata. Roba da festa dell’oratorio.
Scendiamo. Il locale è vuoto. E squallido: uno scantinato trasformato in discoteca con le pareti rosse, il pavimento nero, le poltroncine stile finto Ottocento. Kitsch e a buon mercato. Al banco offrono ai giornalisti «una coppa di champagne». La assaggiamo: è un mosto dolciastro con retrogusto da medicinale. Imbevibile. Avevano annunciato cameriere con la divisa del Milan e un decoro all’italiana. Altro doppio bluff. Le barman indossano magliette pseudorossonere, malamente taroccate, da bancarella, e l’ambientazione si limita a una Vespa sul palco, mentre su uno schermo improvvisato scorrono foto di Berlusconi e immagini di vecchi film in bianco e nero interpretati da Mastroianni.
Il tempo passa. Mezzanotte, mezzanotte e mezza. Arrivano una ventina di clienti abituali, ragazzi già brilli. All’una meno un quarto i giornalisti, stufi di ciondolare sulla pista ascoltando Toto Cotugno, minacciano di andarsene in massa se la D’Addario non si fa vedere entro l’una.
L’avvertimento produce il miracolo. Eccola, Patrizia. Appare un po’ più giovane rispetto alle ultime foto. È truccata bene, porta un soprabito di cotone ricamato a mano, che lascia cadere, rimanendo con un vestito nero dalla scollatura sospirante.
I fotografi la stringono d’assedio, spintonandosi, come sempre in queste occasioni, ma lei continua a camminare, protetta dai tre buttafuori, sicura di sé, disinvolta. È il suo momento di gloria, il suo momento da diva e se lo gode fino in fondo. Si siede su una poltroncina e si fa fotografare in posa da calendario. Alza con le mani i lunghi capelli biondi, scopre generosamente le gambe, si mostra di profilo, di fronte, fa finta di essere corrucciata per poi esplodere in una risata, mentre i clienti abituali della discoteca continuano a ballare, ignorandola.
...A loro di «Patrissià», come la chiamano qui, non importa proprio nulla.
Cinque minuti e sparisce dietro le quinte. Riappare improvvisamente da una porta laterale. Ha un microfono in mano e fa finta di cantare, ma non è nemmeno in playback. Sembra che muova le labbra a casaccio. È questo l’annunciato show della D’Addario? Sì, tutto qui. Sparisce di nuovo, ma i giornalisti la incalzano, mentre l’inviato del Times e quello di El Mundo si infilano con lei dietro a una porta. «Adesso potrete intervistarla», annuncia uno dei buttafuori per placare le proteste dei colleghi.
E la D’Addario ci riceve a due a due nello sgabuzzino della discoteca, tra sedie impilate e casse di birra vuote. «Ho fatto quel che volevo e non mi pento di niente», esordisce, ma senza animosità. Ha lo sguardo dolce e intrigante Patrizia, il tono della sua voce è suadente, i modi rassicuranti. Sensuale sì, ma perbene. Una gattamorta, persino con noi giornalisti, figuriamoci con altri... Tutto è chiaro, tutto torna. «Mi sento molto bene. Dopo due mesi esco, vivo, capisco finalmente di non essere sola. In Italia non mi sento sicura». Già, è la sua prima uscita in pubblico da quando è scoppiato lo scandalo. E poco importa che in realtà quasi nessuno sia venuto per lei.
Questa è un’operazione esclusivamente mediatica. Chi ha preso l’iniziativa della serata? «Il proprietario della discoteca», afferma, sorvolando, ovviamente, sul cachet.
«Ho scritto una canzone in cui descrivo quel che ho passato in questi mesi», sussurra mentre apre il portafoglio ed estrae un foglio a righe vergato a mano. Sostiene che lo show «non è venuto come volevo perché le mie valigie sono rimaste bloccate a Madrid». «Mi sento bene», ripete.
E non si sente un po’ anche come Monica Lewinsky, la stagista amante dell’allora presidente americano Bill Clinton? «La situazione è molto diversa - risponde - qui c’è un’inchiesta della magistratura».
E come ha fatto a registrare i colloqui con Berlusconi? «Che bella festa», risponde con lo sguardo malizioso, reclinando il capo dall’altra parte.
Tempo scaduto. Fuori tutti, intima il buttafuori. Sono le due del mattino e a Parigi non è successo nulla.
http://blog.ilgiornale.it/foa
Ormai siamo alla barbarie di Stato.
Alessandro Sallusti
Uno stato di polizia violento e guardone che si permette di entrare non solo nella vita, ma pure nell'intimo dei suoi sudditi.
Tra persone adulte e consenzienti l'erotismo non è regolato da leggi ma da ormoni. La Procura di Milano sta violentando giovani ragazze molto più di quanto qualsiasi protettore possa fare con qualsiasi escort. E lo fa spendendo i nostri soldi, gli stessi che la giustizia dovrebbe usare per dare la caccia ai rapinatori che entrano nelle nostre case, agli spacciatori che offrono droga ai nostri figli fuori da scuola. Se vogliono vedere una donna nuda, che vadano (cosa che sicuramente già fanno) in un sexy-shop e paghino con i loro di euro.
Questi magistrati guardoni hanno la copertura di politici e giornalisti che si definiscono liberali e garantisti. Godono a sguazzare nel pornofango della Boccassini.
Ma sono gli stessi che avevano definito «campagna di fango» la pubblicazione su il Giornale della foto della cucina Scavolini nella famosa casa di Montecarlo che Fini ha svenduto al cognato.
Il corpo del reato (la cucina) li fa inorridire, soprattutto se inguaia Fini.
Il corpo nudo li fa godere, soprattutto se scagliato contro Berlusconi.
Il Giornale