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'La rivolta della casta'.
Filippo Facci

Intorno alle 19 il Consiglio dei Ministri che avrebbe poi varato la finanziaria è stato sospeso. Il motivo? Permettere a un tavolo tecnico di discutere dei tagli alla politica, delle sforbiciate alla casta. Un punto sacrosanto, quello della scure che si sarebbe dovuta abbattere sui benefit, soprattutto poiché incardinato in una finanziaria che peserà, e tanto, sulle nostre tasche. Un punto sacrosanto soprattutto perché incastrato nella manovra da 40 e rotti miliardi, chiesta dall'Unione Europea, che servirà a tenere sotto controllo i conti pubblici.

parlamento La rivolta della casta - Ma intorno alle 19 è andata in scena la rivolta dei parlamentari. Fonti vicine alla maggioranza hanno riferito che da Montecitorio e Palazzo Madama, ovvero dai rispettivi presidenti, Gianfranco Fini e Renato Schifani, è arrivato l'ordine di fermarsi.

Loro - e con loro una nutrita schiera di parlamentari bipartisan - di tagli agli stipendi, ai privilegi dei politici e ai finanziamenti dei partiti non ne volevano sapere. Così il Consiglio dei Ministri è stato sospeso: c'era da risolvere l'emergenza. L'orientamento del governo era quello di usare la scure contro le auto blu e sugli aerei di Stato. Ma la sollevazione di onorevoli e deputati, che evidentemente contano ben di più rispetto al popolino, ha fermato tutto.

Poche buone notizie - Nella conferenza stampa che ha seguito il varo della manovra, così, sono filtrate poche novità sugli attesissimi tagli. Berlusconi ha spiegato che i costi della politica verranno adeguati a quelli medi dei 6 più grandi Paesi di Eurolandia. Peccato che il livellamento avverrà dalla prossima Legislatura (tradotto: forse mai). Per tutto il resto, probabilmente, si dovrà attendere un provvedimento diverso. Un decreto, per esempio. Oppure un disegno di legge, che sarebbe però destinato ad essere massacrato in Parlamento, dove a votarlo sarebbero proprio i 'privilegiati'. Secondo voi, in aula come andrebbe a finire?

I 'pazzi del Parlamento' - Un brutto segno in un momento di difficoltà economica per un intero Paese. Il messaggio che ha mandato la politica fa storcere il naso a tutti: "Mettiamo le mani in tasca a voi, con abbondanza. Mentre nelle nostre lo faremo con grande, enorme parsimonia". E soprattutto con tempi biblici. Sul nostro quotidiano abbiamo bollato i manifestanti di Atene come i pazzi della Grecia: pasdaran della protesta pronti a far fallire il loro Paese (e di conseguenza a far vacillare la stabilità finanziaria dell'intero Vecchio Continente) pur di non doversi sottomettere al regima di austerity (poi varato dal Parlamento ellenico). Per quel che riguarda il caso italiano, invece, si potrebbe parlare a pieno titolo dei 'pazzi del Parlamento' - in prima fila Fini e Schifani - pronti a tutto pur di non rinunciare a nessuno dei loro - enormi - benefit.

liberoIntegralisti del privilegio - La morale è una e una soltanto. La casta, fino a quando si è dovuto intervenire sul futuro del Paese, non ha avuto problemi: tassazione delle rendite finanziarie, aumento del bollo per i Suv e le auto di grossa cilindrata, balzello per le transazioni bancarie e ritocchi al sistema pensionistico, soltanto per pescare alcune misure dal mazzo.

Ma quando i privilegi che sarebbero stati intaccati erano i loro, la discussione si è infiammata. Si è poi fermata. E' stata rimandata. E probabilmente, come al solito, è stata sotterrata.

01/07/2011 Filippo Facci
www.libero-news.it

Teatrino della politica
di Mattias Mainiero

...Pensate un po’. La speculazione internazionale è lì pronta ad aggredirci. Basta un passo falso e Moody’s e Standard and Poor’s, i padreterni del rating, possono scatenare il finimondo. Viaggiamo come acrobati sul filo del rischio, di qua i Paesi periferici, la speculazione, lo spread con i bond tedeschi che si allarga, di là la salvezza. E i politici animatamente discutono di cacchi personali, una simbolica inezia rispetto alla manovra globale. Incredibile è dir poco. Paradossale, assurdo, offensivo. Scegliete voi l’aggettivo che ritenete più appropriato. Con una aggravante, una ciliegina sulla torta indigesta: la sinistra, che ieri ha fatto il diavolo a quattro. E non ha perso occasione per coprirsi di ridicolo.

Ha detto Bersani: "Questa manovra è una bomba ad orologeria". Ha aggiunto Stefano Fassina, responsabile per l’economia del Pd: "La delega fiscale è vaga e dannosa". E dimenticano, Bersani e Fassina, che le misure approvate ieri dal Consiglio dei ministri, almeno in tema fiscale, ricalcano una mozione che il Pd ha presentato - e che è stata approvata in modo bipartisan - nel dicembre dello scorso anno.

Terra terra: i provvedimenti presi ieri sono figli anche della sinistra. Meglio: sono, in larga parte, gli stessi proposti dalla sinistra sei mesi fa. Ma per Bersani e per il centrosinistra il governo sbaglia. Dall’incredibile al ridicolo, rimanendo sempre nel paradossale. Siparietti della politica italiana.

2.7.11 LIBERO.IT

dipietroIl re della casta è DiPietro! In pensione a 44 anni!
di Francesco Borgonovo

Sì, certo, lui sta «dalla parte di chi fa sentire la sua voce». Si gingilla tutto soddisfatto con l’idea che «siamo semplicemente alla vigilia di nuove monetine». Vuole persino andare in piazza. Antonio Di Pietro era serio quando ha detto, pochi giorni fa: «È arrivato il momento per tutti i cittadini di urlare forte: “Basta con la Casta”». Mentre proponeva «di scendere in piazza alla fine di settembre per una manifestazione di dimensioni mai viste contro la casta al potere».

Quando il popolo alza la torcia e sventola il forcone ringhiando all’indirizzo dei politici ladroni, il campestre condottiero dell’Idv si trova a proprio agio come la salama nel suo sugo.

Forse perché si sente ancora sulla cresta dell’onda come ai tempi di Mani Pulite. Piccolo particolare: adesso Tonino è un politico, di quella Casta di cui chiede la gogna fa parte anche lui. E che parte.

Ha sbraitato di recente nei microfoni dei cronisti: «Se continueranno a difendere i loro privilegi, come hanno fatto bocciando ripetutamente in Parlamento le nostre proposte per l’abolizione delle Province, dei vitalizi, delle auto e dei voli blu ci sarà una ribellione sociale senza precedenti».

Se continueranno a difendere, dice. Continueranno chi? Loro? Ma perché Tonino a quelli della Casta dà del «loro», come se fossero diversi da lui, come se lui non godesse di privilegi?

Tanto per rammentarne uno: egli è un baby pensionato. Lo ricorda Mario Giordano nel bestseller Sanguisughe (Mondadori): «Riceve un vitalizio dal 1° settembre 1995, cioè da quando aveva 44 anni. Il suo assegno mensile ammonta a 2644,57 euro, 1956 netti». Una bella pensioncina da magistrato, che l’Inpdap gli versa da circa sedici anni. Anche se Di Pietro è parlamentare. O ministro.

Nel luglio del 2007, infatti, Tonino sedeva al vertice del dicastero dei Lavori pubblici. Il Corriere della Sera gli chiese conto dello stipendiuccio fornito dalla previdenza. «Non ho mica smesso di lavorare», rispose piccato, «forse lo faccio più di prima». Poi la giustificazione: «Mi rendo conto che ottenere una pensione in quel modo è una cosa assurda, ma era la legge di allora e non potevo certo rifiutare». Eh no, mica si può rifiutare. Senza contare che lui, quando indossava la toga, lavorava sodo, «anche 24 ore al giorno».

Fatto sta che anche quando faceva il ministro dei Lavori pubblici godeva del vitalizio. Che non ci risulta abbia mollato in tempi recenti, nonostante le entrate da rappresentante del popolo italiano non siano certo esigue. Eppure Tonino ce l’ha con «loro», con la «Casta», con gli orrendi ladroni che decidono le sorti del Paese. Perché gli schifosi sono sempre gli altri e un vitalizio non si rifiuta mai; come i celebri diamanti, una pensione è per sempre.

Il capoccia dell’Idv bercia che «occorre una grande mobilitazione di massa perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire». Ribadisce che calare nelle piazze per ribellarsi si può, anzi si deve. Con doti da veggente prevede che i cieli saranno oscurati da una marea di monetine scagliate dai cittadini furibondi verso il Palazzo. Beh, se fosse coerente, il pensionato ex ministro Di Pietro dovrebbe guardarsi allo specchio, in casa, e tirarsi le monetine da solo.

22.07.2011

La politica degli sprechi Fini, simbolo della casta tuona contro i privilegi
di AlessandroSallusti

Da trent’anni vive grazie ai soldi pubblici e ai beni del partito (vedi Montecarlo) Ma ora grazie al Fatto si finge moralizzatore in guerra coi costi della politica

Il lungo viaggio de il Giornale negli sprechi di Stato ha dimostrato come, per migliorare i conti, la strada maestra sia quella dei tagli e non quella delle tasse. Ogni anno centinaia di milioni di euro si perdono in un buco nero che alimenta inutili assistenzialismi e antichi privilegi. Tra questi i più odiosi sono quelli della politica, una infernale macchina trita­soldi che sfacciatamente resiste a ogni cura dimagrante.

Dal Quirinale a Camera e Senato e giù per Regioni e Province (senza contare i partiti), migliaia di persone vivono il più delle volte alla grande a nostre spese senza che ciò produca un vero beneficio per la collettività. Il paradosso è che non c’è politico che non abbia tuonato contro gli sprechi e i lussi della casta alla quale appartiene, che non abbia giurato di porre rimedio. È successo anche in questi giorni, in occasione della finanziaria che Tremonti ha voluto di lacrime e sangue per i cittadini. Come è andata a finire lo sappiamo.

finiCi hanno fregato per l’ennesima volta. Lorsignori non hanno rinunciato a neppure un centesimo dei loro ricchi vitalizi. Ma siccome la vergogna non ha limite, a cose fatte e giochi chiusi, è ricominciata la gara a promettere che presto le cose cambieranno. Al momento in testa alla corsa dei Pinocchi c’è niente di meno che il presidente della Camera, quel Gianfranco Fini che negli ultimi due anni di balle ne ha raccontate in quantità industriale.

Ieri il nostro eroe di moralità pubblica e privata ha scritto una lettera a il Fatto , il quotidiano di Travaglio che nei giorni scorsi, scambiandolo per un immacola-to e coerente statista, lo aveva supplicato di fare qualche cosa per fermare lo scempio degli sprechi in politica. Travaglio, per le sue battaglie civili, è specialista nel cercare testimonial affidabili. Per la giustizia di solito si affida a Spatuzza (quello che scioglieva i bambini nell’acido) e a Ciancimino (indagato per mafia e tanto altro).

Per la moralità privata di solito prende per oro colato le verità di escort e ricattatrici. Ora, sulla moralità pubblica e per i costi della politica interlocutore è Gianfranco Fini, uno che notoriamente su questi temi è al di sopra di ogni sospetto. Va bene che è estate e anche i politici sono in vacanza, passi che Fini ha più tempo di altri in quanto ormai disoccupato (ovviamente di lusso), ma quando è troppo è troppo.

bunga-finiMi stupisce che i giornalisti a schiena diritta de il Fatto , quelli che non ne fanno passare una a nessuno, non abbiano subito obiettato a Fini una cosa del tipo: scusi presidente, invece di pontificare adesso, non poteva fare sentire la sua voce contro i privilegi della casta nei giorni scorsi, quando bastava che dall’alto della sua autorità proponesse un piccolo emendamento per evitare la grande truffa?
Oppure: scusi presidente, lei ora promette che i tagli li farà presto, ma non è che va a finire come il giuramento di dimettersi se la casa di Montecarlo fosse risultata di suo cognato?
Niente da fare, queste risposte non le sapremo mai, perché la prima regola dei giornali liberi e indipendenti è quella di non urtare i sinceri antiberlusconiani.

Così si fa passare per salvatore dalla Casta uno che della Casta è il simbolo vivente.

Sessant’anni da compiere, Fini non ha mai lavorato un giorno:da quarant’anni si fa mantenere, da trenta dal Parlamento.... Come segretario-presidente dei suoi partiti ha gestito una valanga di soldi pubblici e privati. Almeno in un caso, quello di Montecarlo, sappiamo l’uso che ne ha fatto (chiedere ai familiari).

Non ci risulta che in tanti anni abbia mosso un dito per cambiare le cose. Anzi, i privilegi di presidente della Camera se li è tenuti ben stretti.
Così come non risulta si sia preoccupato in questi ultimi tre anni delle spese folli del suo carrozzone.
Ma adesso basta, si cambia. Parola di Fini-Pinocchio. Se c’è in giro qualcuno di più affidabile è meglio che si faccia avanti, prima che il partito trasversale degli incazzati assedi davvero il Palazzo (di Fini).

IlGiornale 18.7.2011

krancicCavalcare lo sdegno popolare
di Marco Cavallotti

Ovvio che in questo clima, che ha visto una vera e propria rivolta dell'opinione pubblica di centrodestra (resta da capire in nome di chi pensa di governare e su chi pensa di reggersi l'attuale Governo, da dove la maggioranza pensi di recuperare l'evidente emorragia di consensi), qualcuno che si metta a mestare nel torbido ci sarà sempre: anche in questo caso era prevedibilissimo.

Ad esempio un Fini qualsiasi, ridotto ormai a capocomitiva di un variegato e piccolo manipoli di naufraghi, al quale non par vero di potersi mettere a capo dell'ennesimo Movimento Anticasta e Antisprechi: un po' come il Movimento dei Capponi per la Promozione delle Festività Natalizie. Invenzione brillante. Come se la trovata non valesse quale dimostrazione definitiva del fatto che dall'interno di questa classe politica non si può sperare un bel nulla, altro che trasformismi e colpi di teatro.

Fini è lì, a capo della camera, ormai da anni. Che ci ha fatto fino ad oggi il bell'addormentato?

Ma, fatto più stupefacente, esiste ancora chi se ne indigna, chi ricorda al principale beneficiario di una eredità lasciata all'ex An che non è il caso di alzare il ditino e di ergersi a capo di una cordata di politicanti "sedicenti etici", e che visti gli ultimi successi della sceneggiata di finti tagli in Parlamento, dovrebbe semplicemente vergognarsi, insieme agli altri.

Molti Italiani, in effetti, pensano che la libertà consista essenzialmente nel poter dire tutto questo, lasciandoli fare… Così vedremo presto il Masaniello di turno cavalcare lo sdegno popolare con la perizia di chi sa tenersi in equilibrio per non farsi male: in fondo, Fini è un buon tattico, e il novero degli allocchi che si accontentano delle parole è assai vasto, c'è spazio anche per lui. .....

www.legnostorto.com
21.7.2011

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