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Lezioni di pianto
di Annalena Benini
Piangono tutti, feriti nella propria grandezza. Commozione narcisistica da televoto
La cosa meno austera, in questa nuova fase della vita in cui bisogna fare economia anche dei sospiri, sono le lacrime. Piangono tutti, fanno gran spreco di occhi rossi, bagnati, gonfi, di smorfie di dolore, col labbro inferiore che sporge in avanti, come i bambini quando vengono messi in punizione. Le lacrime sono i nuovi coriandoli, sparsi in giro per mostrare agli altri qualcosa di nuovo, inedito, mai visto prima: l’anima. Come a uno show del pomeriggio, in cui più si è se stessi e più bisogna farsi colare il rimmel (a proposito, avviso ai prossimi lacrimosi: le lacrime solcano il fondotinta, sciolgono il mascara a meno che sia waterproof, impiastricciano l’eye liner, in casi di estrema copiosità possono compromettere la tinta dei capelli, quindi astenersi truccatissimi, e anche ritoccatissimi, perché l’immagine del pianto immobile, tipo statua di marmo da cui all’improvviso sgorgano lacrime, è piuttosto impressionante, anche se a molti potrebbe provocare l’istinto di chiedere un miracolo, o l’abolizione dell’Ici).
Piange Sergio Marchionne durante uno spot della Chrysler con Clint Eastwood, commosso dalla sua stessa grandezza, piange Antonio Di Pietro alla commemorazione dei vent’anni di Mani Pulite, “Non avete idea di quante sofferenze abbiamo passato e stiamo passando per quei due anni”, piange Gianni Morandi sul palco dell’Ariston, dopo il duetto con Celentano, “perché ho ripensato a tutta la mia storia”. Piangono tutti, egotici, per sé. Per la grandezza delle loro gesta, per l’autocommozione che si provocano. Piangono perché sono grandi artisti e il mondo dovrebbe celebrarli di più, anche. Piangono perché è così forte l’ amore per se stessi da farli piangere. Paola Severino, ministro della Giustizia, ha detto che comprende il pianto di Di Pietro: “Piange perché sente la propria posizione aggredita pur ritenendo di fare qualcosa di corretto”, è un tipo di sofferenza, secondo il ministro, che riguarda tutti quelli che, in una posizione di potere, si trovano ingiustamente attaccati. “Anch’io soffro – ha aggiunto – anche se non piango, per delle critiche che ritengo ingiustificate”.
Il mondo è molto cattivo, ma almeno Elsa Fornero, che ha inaugurato il periodo degli occhi lucidi, ha pianto per gli altri, dolente per i sacrifici che verranno, non soltanto per sé e per gli attacchi che riceverà. Nel pianto arrossato di Antonio Di Pietro non c’è stata nessuna commozione per un periodo terribile, che lo ha visto protagonista (non importa quanto sia certo di avere agito correttamente), non c’è stata pietà per chi si è ammazzato, per chi ha avuto la vita distrutta, per chi era innocente, ma solo recriminazione narcisistica, riflettori su di sé e sulle ferite all’ autostima (intatta). “Quanto ho dovuto subire e subisco”, ha detto Di Pietro col labbro tremante. Davanti a lacrime così secondarie, così allo specchio, ci si aspetta che da un momento all’altro qualcuno dica stop al televoto.
© - FOGLIO QUOTIDIANO

'Intercettazioni'.
Giuliano Ferrara
A Londra nessuno difende i giornalisti che intercettano. In Italia Repubblica &C. farebbero le barricate. Gli inglesi vogliono rispettata la privacy, da noi vengono pubblicati dettagli della vita privata con il timbro dei giudici aiuto Sembra di sognare!.
L’Inghilterra è travolta dallo scandalo delle intercettazioni illegali. Uomini del gruppo Murdoch trafficavano a colpi di mazzette con la polizia per esercitare il massimo potere possibile nelle società contemporanee: l’attacco mediatico alla privacy delle persone. Il Paese è sconvolto. Il premier è infuriato. Un suo funzionario di primo piano, il portavoce Andy Coulson, è agli arresti da venerdì.
Murdoch, il tycoon di News Corporation, chiude per punizione la popolarissima e centenaria testata tabloid News of the World , e cerca di limitare i danni. Una avvenente manager editoriale dai capelli rossi, Rebekah Brooks, tenta di resistere alla testa del gruppo sebbene le sue responsabilità nell’affaire siano giudicate crescenti. Infuriano le indagini e le perquisizioni anche in altri giornali come il Daily Star . .
David Cameron, primo ministro di Sua Maestà, dice che la commissione per raddrizzare i torti fatti dai giornali ai cittadini non ha funzionato. Non è abbastanza indipendente dagli editori. John Burns del New York Times scrive da Londra che tutto questo è possibile perché i politici inglesi sono intimiditi dalla stampa che intercetta, non sono stati in grado di far scattare i necessari controlli. Bisogna cambiare tutto, dice Cameron, e stabilire che il potere dei media ha un limite, di decenza e di etica, invalicabile. L’opposizione laburista di Ed Miliband denuncia le responsabilità di omesso controllo del capo del governo ma è ancora più severa, chiede maggior rigore. Non c’è una campagna di post.it contro il bavaglio,c’è il contrario:proteggere i diritti delle persone viene prima di tutto, nella sensibilità dell’opinione pubblica.
Sembra di sognare, dicevo. Da Londra, in testa l’ Economist , ci sono arrivate molte interessanti lezioni di etica pubblica. Basate in gran parte sulla pratica delle intercettazioni all’italiana, sulla caricatura che di questo Paese le intercettazioni hanno realizzato giorno per giorno, faldone per faldone, inchiesta dopo inchiesta, nel serrarsi in un unico circuito ferrigno del giudiziario, del mediatico e del politico. Sono diverse da quelle inglesi, le nostre pratiche di aggressione ai diritti di segretezza e inviolabilità costituzionale delle comunicazioni.
Qui i diritti dei cittadini sono violati legalmente. Non c’è bisogno di dare tangenti alla polizia. Il braccio più o meno violento della legalità fornisce i materiali necessari alle campagne di violazione della privacy nell’ambito di crociate politico-morali. L’atto di intrinseca illegalità, la gogna per figure pubbliche e per il loro giro privato di amicizie e collegamenti, scatta con il timbro della legge.
Il pm ardimentoso, militante, fanatico, impianta e incardina indagini vaghe, come è accaduto nel caso di un celebrato nuovo sindaco di Napoli, poi porta il tutto sui giornali e in tv, protetto dall’obbligatorietà dell’azione penale e dalla totale e irresponsabile deregolamentazione di tutta la faccenda. Faccende d’amore, di corna, di giudizi totalmente privati diventano pubbliche in un baleno, e tutto è riportato tra virgolette nel teatrino della privacy offesa e umiliata. Intanto il pm d’assalto diventa famoso, diventa deputato, diventa sindaco.
È un modello ormai universalmente riconosciuto di carrierismo politico.
La legge fa da ponte di collegamento delle ambizioni di potere, corporativo o istituzionale, di magistrati, politici e media.... È una legge amministrata dal partito della pubblica accusa, da toghe combattenti che si sentono legate esplicitamente a un progetto di sradicamento neopuritano del male morale dalle abitudini di questo Paese troppo incivilito e dunque troppo corrotto, e la pratica è sostenuta dai loro corifei a mezzo stampa e tv.
Quello che i tabloid di Murdoch hanno pagato illegalmente per ottenere, e ottengono con molte riserve e limiti, da noi i tabloid antiberlusconiani, che ogni tanto fanno anche una puntata su politici di sinistra sgraditi per il loro mezzo garantismo, lo ottengono a titolo più che gratuito.
In Gran Bretagna si studia come limitare al meglio la prepotenza, da noi la sola idea di una commissione di inchiesta, per di più indipendente dal potere editoriale della stampa e della tv, suonerebbe come una mannaia sulla libertà.
Sembra di sognare..

Intanto Rupert Murdoch ,
il magnate australiano proprietario di News Corporation, è arrivato a Londra negli uffici della sua filiale britannica, News International, per occuparsi dello scandalo intercettazioni che ha travolto il suo gruppo portando alla chiusura del tabloid News of the World. Lo riporta il sito web di Sky News, emittente appartente all’impero di Murdoch. Il magnate ha ribadito il pieno sostegno a Rebekah Brooks, ex direttrice di News of the World e attuale amministratrice delegata di News International.
Murdoch, 80 anni, ha finora mantenuto un profilo basso sulla vicenda che sta scuotendo il suo impero mediatico. Ieri, scambiando alcune battute con i giornalisti a Sun Valley, in Idaho, ha però tenuto a precisare che Brooks ha il suo appoggio "totale".
Secondo fonti di Scotland Yard citate oggi dal Sunday Times, altra testata del gruppo Murdoch, almeno nove giornalisti e tre poliziotti rischiano le manette nell’ambito dello scandalo sulle intercettazioni illegali. Ieri intanto è stato rilasciato su cauzione l’uomo di 63 anni arrestato due giorni fa nel Surrey per presunta corruzione. Sempre l’altro ieri erano stati arrestati Andy Coulson, ex direttore del tabloid tra il 2003 e il 2007 ed ex portavoce del premier David Cameron, e Clive Goodman, ex giornalista del News of the World, entrambi rilasciati su cauzione.
10.7.2011 ilGiornale

LoSqualo Murdoch
MaurizioCaverzan
L'ex premier britannico Gordon Brown accusa il magnate di perseguire propri fini attraverso relazioni con i partiti e campagne stampa: "Quando saranno disponibili i documenti, si vedrà che News International manipolava le notizie a fini politici".
Ecco come si muove da noi, dove il figlio James coltiva le frequentazioni degli outsider Fini e Casini Con una mail Rupert Murdoch ha chiuso News of the World.
Con un fax Tom Mockridge, suo plenipotenziario italiano, ha chiuso Current, il canale dell’ex vicepresidente americano Al Gore. Dove ha messo le tende Marco Travaglio e dove Michele Santoro ha lanciato per due volte la sua tv antisistema.
Metodi decisionisti. Metodi da News Corp. Analoghi in tutte le province dell’impero. Ma anche un segnale chiaro che l’idea di una televisione militante non fa proseliti nel palazzone di vetro di Santa Giulia a Milano, sede di Sky Italia.
Intervistato dalla Bbc, l’ex premier britannico Gordon Brown, spiato per un decennio dalla cricca di giornalisti e detective corrotti sfuggita al controllo del magnate autraliano, ha detto che News International aveva un’agenda politica nel Regno Unito. «Quando saranno disponibili i documenti, si vedrà che News International manipolava le notizie a fini politici» ha denunciato Brown. «Si vedrà che aveva un’agenda sulla Bbc, su Ofcom (l’autorità delle comunicazioni ndr) e sui propri interessi commerciali».
Anche in Italia il gruppo di Murdoch ha un’agenda politica. Il figlio trentottenne James, numero uno dell’area Euroasiatica, viene in tour nel Belpaese almeno una volta l’anno per incontrare i leader politici. Soprattutto gli outsider però: Fini, Casini, Maroni... E, ovviamente, il ministro per le Telecomunicazioni Paolo Romani. Berlusconi invece non lo vede da quattro anni. Bersani e Di Pietro non li ha mai incontrati. Però l’agenda è fitta lo stesso. Ma finalizzata all’unico vero credo dello Squalo e dell’erede designato: business is business. Quando c’è di mezzo la grana non si guarda in faccia nessuno: la diplomazia si azzera e gli amici diventano ex. È accaduto a diversi primi ministri sparsi nel mondo, Berlusconi compreso.
IlGiornale 13.7.2011

News of the Italy
23 luglio 2011
In che cosa i giornaloni italiani assomigliano ai tabloid di Murdoch
Capito che succedeva nelle redazioni di Murdoch? Quelli pubblicavano informazioni strappate alla sfera privata delle persone con lo scopo abietto di aumentare le vendite. Scandalo. Raccapriccio. Squallore. Questa, più o meno, è la linea nelle redazioni dei quotidiani italiani. Salvo che un minuto dopo tocca fare il resto del giornale.
E allora che si fa? Si fa come gli inglesi: si mettono in pagina informazioni strappate alla sfera privata delle persone con lo scopo abietto di aumentare le vendite.
Valga come esempio la pubblicazione in questi giorni delle chat fra Salvatore Parolisi, in carcere con l’accusa di omicidio, e la sua amante. Anzi, a Londra il lavoro sporco era per certi aspetti meno ricco e dettagliato, perché gli spioni si limitavano ad annotare che il principe William s’era fatto male a un ginocchio, ma mai si sarebbero sognati di pubblicare le trascrizioni delle sue telefonate, che in Italia invece sono diventate genere letterario.
Ci spiegano da Repubblica che c’è differenza: la privacy degli ignari inglesi è da tutelare, quella degli italiani no, perché essi sono indagati. Non sono stati ancora dichiarati colpevoli, questo no, perché la sentenza durante la fase delle intercettazioni è ancora e soltanto una ipotesi lontana nel futuro e in teoria sono cittadini al pari degli altri. Ma nella pratica sono evidentemente un po’ meno umani e quindi anche meno meritevoli di privacy.
Dissentiamo con sgomento da questo modo di ragionare, ma ne capiamo la comodità. Vuoi mettere che pacchia quando non devi avere a che fare con esosi detective privati e a passarti tutto quello che ti serve sono direttamente le procure?
© - FOGLIO QUOTIDIANO