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Beatrice Wood: giovane nel cuore
"Le donne sono tutte un po' artiste: hanno il senso dell'incanto"...questa la convinzione di colei che è considerata la musa del Dadaismo americano.
Californiana, classe 1893 Beatrice Wood è ritenuta una delle maggiori artiste contemporanee: pittrice, ceramista, attrice teatrale, fotografa, scrittrice…sono molte le strade creative che ha intrapreso, favorita indubbiamente tanto dalla natura che dalla sorte che le hanno concesso una lunga vita: è infatti scomparsa nel 1998 alla venerabile età di 105 anni!

La Wood riesce infatti a sorprenderci, sempre, con i suoi atteggiamenti anticonformisti già dalla primissima foto che campeggia nella homepage della Fondazione d’arte che porta il suo nome!

Del resto si sa che il movimento Dadaista, che prese origine in Svizzera nel 1916, ad opera di un gruppo di intellettuali europei sfuggiti alla guerra, era nato con l’intento di stupire il pubblico per mezzo di manifestazioni insolite e provocatorie, così da proporre un’arte nuova ed originale. Il nome stesso coniato per identificarlo, il termine “Dada” , non significava nulla, era una parola inventata per sottolineare il rifiuto della razionalità e delle regole imposte all’arte dai clichè della classificazione.

E in quest’ottica va interpretata tutta la contraddittoria esistenza di Beatrice, i suoi eccessi artistici e sentimentali ai quali faceva da contrappeso uno stile di vita intriso di misticismo orientale e inusualmente morigerato. Suoi biografi che la descrivono come una vegetariana convinta, che non beveva alcolici, non fumava e si concedeva un solo “vizio”: il cioccolato!

Per sua stessa ammissione sposò due uomini che non amava e ne amò follemente altri sette che non sposò mai (tra loro il famoso pittore francese Marcel Duchamp, uno dei promotori del manifesto dadaista in America) eppure ebbe a dire che il monte che dominava la vallata nella quale si era trasferita a vivere negli ultimi anni era il solo compagno sul quale si sentiva di poter contare “perchè è là quando vado a letto alla sera ed ancora è là quando mi sveglio la mattina”!

Il suo incontro con la ceramica avvenne in seguito ad un caso fortuito: la necessità di trovare una teiera che si accompagnasse ad un servizio di piatti da dolce, decorati a lustro, riportati da un viaggio in Europa…fu appunto nella sua vana ricerca presso i laboratori dei vasai americani che intuì la possibilità di fabbricarsi in proprio ciò che di conforme al suo gusto non riusciva a trovare. I suoi pezzi sono di una strabiliante attualità ancora oggi, a distanza di oltre settant’anni e non fa meraviglia che sul mercato dell’epoca non si trovasse niente di simile!

uomini-mogli

Fatto è che a quell’arte scoperta per caso Beatrice dedicò buona parte del suo lavoro negli anni successivi, allineandosi inizialmente allo stile e alla tecnica dei suoi maestri, “si deve copiare mentre si sta imparando” e poi, una volta appresi i segreti del tornio e della smaltatura, lanciandosi nelle sue spregiudicate sperimentazioni con lo stesso coraggio e la stessa passione dei quali ha dato prova per tutta la vita.

D’altra parte, come lei stessa affermò in un’intervista rilasciata l’anno prima della morte, “non avrei campato fino a oggi se non avessi trovato ogni giorno un motivo per svegliarmi al mattino con entusiasmo”…

 

          

Marisa Poliani

foto BeatriceWood

wood

 

ceramica

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Notizie in breve: COMPLESSE VICENDE DELL'AVANGUARDIA ARTISTICA...

 della prima metà del XX secolo, il Futurismo italiano è stato forse il più complesso, articolato ed ambizioso.
Ha rappresentato certamente il più stimolante e concreto contributo dato dal nostro Paese a quel moto di rinnovamento della Cultura moderna fondato su una nuova concezione della vita basata sulla "civiltà delle macchine", sul progresso e sulle nuove invenzioni industriali.
Di tale stagione di grande fervore rivoluzionario, avviatasi nel 1909 con la pubblicazione parigina del celebre Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti su "Figaro" e tesa alla "Ricostruzione futurista dell'universo" (secondo una suggestiva definizione di Depero e Balla), la mostra inaugurata il 7 luglio scorso al Palazzo delle Esposizioni di Roma (organizzata dal Comune e dal Museo Sprengel) offre una vasta panoramica.
Sono infatti presenti tutti gli artisti comunque riconducibili a tale movimento: Marinetti, Carrà, Boccioni, Sironi, Soffici, Funi, Evola, Prampolini, Dottori, Fillia, Benedetta, Rosai, Dudreville.

 

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Unico modo per una ragazza, in tempi rinascimentali, per dedicarsi all'arte, era quello di non sposarsi e di dedicare il tempo al suo apprendistato dell'arte. Una prerogativa, in questo caso, di giovani figlie di bottega d'arte o di famiglie nobili e ricche.

 
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Sono 400 le opere in mostra a Siena per l'esposizione ideata dal critico Vittorio Sgarbi dal titolo 'Arte, genio e follia' al Complesso Museale Santa Maria della Scala (aperta fino al 25 maggio). L'esposizione,č divisa in 10 sezioni e illustra il complesso rapporto tra arte e follia con opere dei grandi protagonisti dell'arte moderna : da Van Gogh a Kichner, da Munch a Ernst, da Dix a Grosz, da Guttuso a Mafai, da Ligabue a Zinelli.

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Il manifesto futurista di Filippo Tommaso Marinetti compie cento anni e l’Urbe lo festeggia con Futuroma, una manifestazione ricca di iniziative che spaziano dall’arte, al teatro, al cinema fino alla letteratura.

In totale Futuroma offre al pubblico capitolino 46 progetti con diverse mostre inaugurate proprio il 20 febbraio: alle Scuderie del Quirinale apertura straordinaria fino all’una per l’esposizione Futurismo.

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