Magia, prestigiazione, gag, musica. “Con Hocus molto pocus- dichiara Raul Cremona- posso dare sfogo “live” alle mie due grandi passioni: la comicità e la prestidirigirizzazione. I momenti in cui mi diverto di più sono quelli in cui interagisco con il pubblico e quando faccio il mago, soprattutto con i giochi di prestigio legati alle carte (la mia vera grande passione). Lo spettacolo ha degli intermezzi musicali che fanno assaporare l’atmosfera dei grandi show degli anni ’50”. E in questi momenti Raul gigioneggia cantando e ballando, evocando così gli entertainer dei tempi passati. La regia dello spettacolo è di Raffaele De Ritis, già collaboratore del Cirque du Soleil, di Disney on Ice e del Circo Barnum. Accanto a Raul Cremona il pianista Lele Micò e l’attore comico Felipe. Insieme a Raul, si avvicendano sul palcoscenico alcuni dei suoi personaggi più amati: dal maschilista impenitente Omen, al mago Silvano, affettuosamente parodiato con nuove trovate esilaranti, a Jacopo Ortis, l’attore di “gassmaniana” memoria pronto a coinvolgere il pubblico con le sue “boutades” da istrione. Raul Cremona prosegue quindi il suo personale percorso artistico intrecciando comicità e poesia e servendosi della magia come arte della narrazione. Applaudito protagonista di tutte le edizioni di Zelig, Raul Cremona torna in teatro con uno show che ha il sapore e il fascino di uno spettacolo d’altri tempi: Hocus molto pocus. Magia, prestigiazione, gag, musica, macchiette, sono le dominanti di questo spettacolo: un viaggio bizzarro che parte dal palcoscenico di un teatro pieno di ricordi d'infanzia e di oggetti magici e trasporta il pubblico in un vorticoso giro in giostra tra gag, travestimenti, giochi di prestigio e battute al vetriolo.Teatro parioli fino al 30 aprile locandina
Ipazia: luci e ombre di una storia poco conosciuta. Basandosi sugli scritti lasciati da pensatori e storici dell’epoca quali Socrate Scolastico e Damascio, e sui Decreti teodosiani del 391/392 d.C., l’autore Massimo Vincenzi ricostruisce la vita di Ipazia, filosofa e matematica di Alessandria, simbolo forte e coraggioso di un’epoca tormentata di odio e di persecuzioni. Messa in scena da Carlo Emilio Lerici e interpretata da Francesca Bianco, la pièce, già presentata durante la IV edizione dell’Opere Festival a Bracciano, racconta l’ultimo giorno di vita della donna, uccisa brutalmente da un manipolo di monaci esaltati. Al centro della scena dunque lei, non solo nella persona, ma nei segni che la circondano e ne marcano il cammino: diversi leggii posizionati a formare un cerchio di sicurezza dal mondo esterno, su ogni leggio un libro, altri volumi intorno a lei quasi a proteggerla; dietro di lei un enorme schermo su cui passano le costellazioni, la luna, il sole, ma anche nubi, ombre minacciose e bagliori rosso sangue. Lerici costruisce una regia rigorosa, circolare, il cui punto di forza è costituito dalla sola attrice presente; il tempo drammaturgico si spacca in due, diviso tra i pensieri, i ricordi, le speranze e le paure della pensatrice, e la voce martellante, stridente dei suoi nemici, i cristiani Teodosio e Cirillo, che pronunciano le formule perentorie degli Editti e delle accuse contro il paganesimo. È una messa nello spazio semplice, ma significativa, quella che impegna Francesca Bianco, cui vengono chiesti pochi ma precisi gesti – il rito quasi sacro della spoliazione dei leggii dai loro libri - via via che il tempo passa e la catastrofe si approssima. Altrettanto mirata è la scelta del commento sonoro pressoché continuo, e quando non sono le voci minacciose dei due cristiani a richiamare la protagonista dal suo mondo puro di pensiero e di nostalgia, sono le musiche di Francesco Verdinelli a ritmare di speranza o di terrore la luce chiara e le ombre cupe di un passato felice e di un destino ormai segnato. Teatro: Belli fino al 30 aprile |
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In realtà in questa versione della storia di Collodi, Pinocchio non c'è. La protagonista è di fatto una graziosa creatura femminile che si è messa in viaggio sulle tracce di Pinocchio per raccontarne le avventure. E' lei a condurre il gioco e a suscitare ‘apparizioni', mentre la curiosità per questo personaggio pian piano si sostituisce alla nostalgia per l'assenza di Pinocchio. Infatti il burattino è sfuggente, non ingenuamente birichino, ma bugiardo, svogliato e trasgressivo. Pinocchio così non si fa trovare. Insomma, per conoscerlo e per rappresentare la sua storia, bisogna essere disposti a perdere continuamente il filo della narrazione, a seguire le digressioni, correndo evidentemente qualche rischio. In scena Emanuela Sabatelli e Alain Joly.
Copyright © marisa poliani 2008-09-2010 Roma - Italy polianim @ tiscali.it
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